fbpx Basi neurali della percezione estetica | Scienza in Rete

Basi neurali della percezione estetica

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Uno dei problemi più dibattuti nel campo dell’estetica è se la bellezza sia definibile mediante parametri oggettivi o se essa sia un fenomeno puramente soggettivo. Il primo punto di vista risale a Platone. Secondo Platone la bellezza risiede nelle proprietà che certi oggetti possiedono. Queste proprietà producono esperienze piacevoli in tutti gli uomini, purché questi siano in condizioni di coglierle. In termini biologici, questa posizione potrebbe essere così espressa. Tutti gli esseri umani possiedono un meccanismo che “risuona” in risposta a parametri che sono presenti nelle opere d’arte.

Il punto di vista opposto è che la bellezza dipenda unicamente da chi la guarda. È determinata dalle sue esperienze precedenti, dalla cultura in cui vive, da convenzioni apprese. Biologicamente si tratta quindi di fattori individuali, essenzialmente legati all’apprendimento.

Recentemente abbiamo cercato di esaminare se esistono dei valori oggettivi nelle opere d’arte e di stabilire, in caso positivo, quali siano i substrati neurali alla base di questo tipo di esperienza estetica. Le ricerche sono state condotte usando la tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI). Abbiamo mostrato a 14 soggetti capolavori della scultura Classica e Rinascimentale nelle loro proporzioni naturali (immagini canoniche), come concepite dall’artista e, usando un particolare algoritmo matematico, le stesse immagini con proporzioni lievemente modificate. Gli stimoli erano presentati in tre condizioni sperimentali: osservazione, giudizio estetico e giudizio di proporzione. Nella condizione “osservazione” ai soggetti era richiesto di osservare le immagini con la stessa attitudine mentale di quando si visita un museo. Nelle altre due condizioni dovevano dare o un giudizio edonico (relativo alla piacevolezza) o un giudizio di proporzionalità sulle stesse immagini. Sono state condotte due tipi di analisi. In una, si confrontavano le attivazioni cerebrali durante la osservazione delle immagini canoniche rispetto a quelle durante l’osservazione di quelle modificate. Nella seconda analisi si confrontavano le attivazioni che corrispondevano ad un giudizio edonico positivo, espresso in risposta alla domanda “ti piace?”, rispetto ad un giudizio negativo.

Il risultato più interessante del nostro studio è stato che l’osservazione delle immagini canoniche rispetto alle modificate produceva un’attivazione di varie aree corticali deputate all’analisi fisica della forma e del movimento dei corpi umani e di un’area nota per essere coinvolta nei processi emozionali. L’attivazione delle aree coinvolte nell’analisi del movimento era verosimilmente dovuta al senso di movimento cha danno all’osservatore le sculture classiche e rinascimentali.

Molto interessante è stato anche il risultato della seconda analisi, quella in cui gli osservatori davano un giudizio edonico sulle sculture presentate. Il confronto tra le immagini che i partecipanti avevano giudicato belle rispetto a quelle considerate meno belle ha prodotto un’attivazione di un’altra struttura coinvolta nei processi emozionali: l’amigdala. È generalmente accettato che la funzione fondamentale dell’amigdala è quella di attribuire valori emozionali a stimoli di per sé stessi neutri mediante processi associativi dettati dall’esperienza individuale. Questa attivazione, secondo la nostra interpretazione, riflette un aspetto idiosincratico dell’esperienza estetica dovuta all’associazione tra stimoli e memorie emozionali piacevoli legate alla loro presentazione. 

In conclusione, i nostri dati suggeriscono che il senso del bello deriva da un’attivazione simultanea di aree corticali deputate all’analisi fisica dello stimolo (e quindi dipendente dai parametri intrinseci dell’opera, che possono variare da opera ad opera) e dell’insula, il centro deputato alla percezione e all’organizzazione delle emozioni. Altri valori dell’opera d’arte sono elaborati, invece, dall’osservatore secondo criteri soggettivi riconducibili all’esperienza e al gusto personale dell’individuo. Questo secondo tipo di bellezza, che si può definire come soggettiva, coinvolge l’attività dell’amigdala, l’area che codifica l’aspetto emozionale delle esperienze personali.

Bibliografia

  • Di Dio C, Macaluso E, Rizzolatti G. The golden beauty: brain response to classical and renaissance sculptures. PLoS ONE (2007)  2, e1201, 1-8.
Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Una laurea honoris causa molto sensata, per una volta

un momento del conferimento della laurea honoris causa a parisi

Dall’acqua che bolle all’intelligenza artificiale, passando per il funzionamento del cervello: la fisica dei sistemi complessi studia fenomeni in cui il tutto è molto più della somma delle parti. Ed è proprio in questo campo che Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021, ha dato alcuni dei suoi contributi più importanti. Il 14 ottobre, a Torino, le Università di Torino e del Piemonte Orientale gli hanno conferito una laurea honoris causa. Durante la sua lectio magistralis, Parisi ha ripercorso le sfide della complessità, soffermandosi sulle opportunità dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di regolamentarla.

Nell'immagine di copertina: Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica nel 2021, alla proclamazione della sua laurea honoris causa in Fisica dei sistemi complessi. A sinistra il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi, a destra la Rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi. Foto di Lorenzo Manunza.

Quando viene data una laurea honoris causa, c’è sempre chi polemizza sulle ragioni del conferimento, attribuendole più a un’astuta scelta pubblicitaria che all’effettivo merito del laureato.