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Home » Scienza e società » Filosofia della scienza

2009, anno di Darwin o di Lamarck?

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Evoluzionismo

Già mezzo secolo fa il biologo americano Tracy Morton Sonneborn (1905-1981) osservò che il protozoo Paramecium aurelia può trasmettere alla progenie cicatrici superficiali acquisite. Nei processi di riproduzione sessuata, durante la coniugazione due cellule di Paramecium si appaiano formando un ponte citoplasmatico attraverso il quale avviene lo scambio di materiale genetico. Quando i partner si separano, ognuno riacquista la sua struttura superficiale normale; a volte però, a causa di una separazione difettosa, uno dei partner mantiene un frammento della superficie dell’altro e trasmette poi questa struttura superficiale cicatriziale ai suoi discendenti per molte generazioni. Analogamente, cellule di lievito che vengono esposte per un breve periodo di tempo a un determinato zucchero cambiano il loro metabolismo per poter utilizzare tale zucchero come alimento. Quando lo zucchero è rimosso, le cellule “ricordano” come digerirlo e trasmettono questa informazione per centinaia di generazioni. Questi cambiamenti ereditabili non implicano modifiche del DNA: nel primo caso la superficie cellulare sembra funzionare da stampo per produrre una nuova superficie organizzata in modo identico, mentre nel secondo a essere trasmesso è probabilmente uno stato metabolico che rimane fissato sia nella cellula originale sia nelle cellule figlie.

Ma talvolta l’ambiente può indurre anche modificazioni “mirate” del genoma. Se viene esposta a raggi ultravioletti nocivi la pianta Arabidopsis aumenta la velocità dei processi di riparazione e rimodellamento del DNA nel tentativo di ridurre i danni, e sorprendentemente continua a farlo per diverse generazioni dopo la rimozione della fonte di luce ultravioletta. Quando certi batteri sono esposti al calore o a sostanze tossiche riarrangiano parti del loro DNA allo scopo di generare nuovi tipi di proteine di difesa. Sebbene non sia ancora stato dimostrato, probabilmente anche noi umani possiamo adattare parti del nostro genoma in maniera finalizzata e trasmettere questi cambiamenti ai nostri figli. Negli organismi più semplici, questi cambiamenti ereditabili “epigenetici” coinvolgono modificazioni chimiche del DNA o delle proteine con cui il DNA è assemblato nei cromosomi.
Una teoria dell’evoluzione fondata sulla trasmissione genetica di caratteri acquisiti fu formulata più di due secoli fa dal il biologo francese Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829). Questa concezione fu poi ripresa e proposta senza scrupoli come dogma dall’agronomo e ciarlatano sovietico Trofim Denisovich Lysenko (1898-1976), in quanto suggeriva la possibilità di produrre una nuova generazione di cittadini geneticamente adattati alla società sovietica. Oggi sappiamo che l’evoluzione normalmente non funziona così; ma a volte fa eccezioni che confermano la regola.

Il concetto di evoluzione è probabilmente il più grande progresso intellettuale nella storia dell’umanità. Senza questo concetto il fenomeno della vita sembra non avere alcun senso: l’evoluzione spiega non solo la straordinaria diversità degli organismi viventi, ma anche la loro capacità pressoché illimitata di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente.
Charles Darwin (1809-1882) e Alfred Russel Wallace (1828-1913) presentarono il loro rivoluzionario concetto di evoluzione alla Linnean Society di Londra nel 1858; un anno più tardi la teoria fu esposta da Darwin nel suo storico libro L’origine delle specie per selezione naturale. A quel tempo non si sapeva ancora nulla né di geni né di DNA; se Darwin e Wallace avessero conosciuto la genetica moderna, avrebbero sostenuto che l’evoluzione procede sulla base di mutazioni casuali del DNA di un organismo, seguite dalla selezione dei mutanti dotati di una maggiore capacità di riprodursi nel proprio habitat. L’ambiente può causare mutazioni, ma non influenza gli effetti che queste mutazioni hanno sull’organismo. In altre parole, l’evoluzione si basa su mutazioni “cieche” seguite da una selezione “finalizzata”.

Questi principi sono ancora corretti; esistono però eccezioni, anche se molto rare, che non compromettono la validità del concetto di evoluzione ma lo arricchiscono con una sana dose di eresia. La scienza cerca sempre di riesaminare le teorie generalmente accettate alla luce dei dati più recenti; non fornisce mai verità assolute, solo spiegazioni che rispecchiano nel miglior modo possibile le conoscenze e le prove disponibili.

22 gennaio, 2009 da Gottfried Schatz


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#1 Piaget tra Lamarck e Darwin

ritratto di Cupio
25 marzo, 2009 - 21:23 da Cupio

Circa la trasmissione non genetica delle variazioni ereditarie, perché non ricordare quanto già sosteneva il biologo e teorico della mente infantile Jean Piaget (1896-1980), a proposito della Limnaea lacustris, in un'opera semisconosciuta ma stimolantissima come Adaptation vitale et psychologie de l'intelligence (1974), ma anche nella più conosciuta Biologie e connaissance (1966)?

Inoltre, per chi fosse interessato ad una breve ricostruzione del «dialogo» tra lo stesso Piaget e Ernst Mayr sugli «oscuri meccanismi» degli aspetti «eterodossi» dell'evoluzione, mi permetto di rinviare a Francesco Aqueci, Ordine e trasformazione. Morale, mente, discorso in Jean Piaget, Acireale-Roma, Bonanno, 2003, pp. 113-123.

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#2 commento su epigenetica

ritratto di roberta
18 gennaio, 2012 - 08:48 da roberta (non verificato)
Quello che (da almeno la seconda metà del '900) si sta evidenziando non è soltanto un insieme di "eccezioni" all'eredità genetica per mutazioni casuali, è, a mio parere, molto di più. L'organismo (soprattutto se sottoposto a stress) mostra cambiamenti epigenetici (significa che il Dna viene modificato con amplificazioni o azzeramento di geni per cui certe funzioni sono diverse. Nulla di strano in ciò, ma accade che queste modificazioni si trasmettano nelle generazioni anche in assenza dell'imput scatenante. Limneo era inquieto per la Peloria pianta molto diversa dalla Linaria. Non poteva essere nata un vegeale di specie diversa da quella creata, eppure... Oggi si sa che il cambiamento epigenetico si è trasmesso e dai tempi di Limneo la peloria è viva e vegeta. Rimando a Waddington (embriologo eretico dai paradigmi ufficiali) e alla sua (ben provata) ipotesi sull'assimilazione genetica per sottolineare il ruolo dell'epigenesi. M. Buiatti(genetista) e Jablonka e Lamb suggeriscono molto in questo senso. I topi mutanti agouti (un gene viene soppresso e i poveretti diventano diabetici, affamati, tendenti ad ammalarsi di cancro e macchiati sulla pelliccia) se si cibano di cibo metilato (il metile provoca stop a geni) annullanogli effetti nonostante il gene rimanga immodificato. Un ultimo punto da sottolineare è che la relazione epigenesi Lamarck è fuorviante. Il meccanismo rimane genetico, però l'epigenesi stimolata da fattori ambientali, provoca mutazioni ereditabili, perlomeno in molte generazioni. Avviene di più in alcune specie che in altre, comunque c'è da osservare che la ricerca in quest'ambito è recente e solo ora si sta strutturando. Chissà perchè? Essere eretici significa sentirsi aperti alla ricerca nel suo spirito più profondo di apertura a ipotesi e osservazioni. E poi quando finiremo di chiamare ortodossia e eterodossia una diversa visione della scienza con le relative ipotesi e prove? La scienza non è una chiesa... o sbaglio?
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