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Sigarette elettroniche e tabacco riscaldato: proteggere soprattutto i giovani dal marketing scorretto

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Le sigarette elettroniche e il tabacco da riscaldare rappresentano i prodotti su cui le ditte di tabacco puntano per recuperare le fette di mercato perse e per conquistarne di nuove. Sono presentati come alternative meno dannose o addirittura non dannose rispetto alle sigarette tradizionali, ma quanto sappiamo davvero sulla riduzione del danno? E sono davvero utili per la dissuefazione dal fumo?

Crediti immagine: Ecig Click/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

La progressiva contrazione del mercato delle sigarette tradizionali, legata a una maggiore consapevolezza dei danni del fumo e alle politiche di contrasto al tabagismo, ha spinto negli anni le multinazionali del tabacco a una diversificazione della propria offerta. Le sigarette elettroniche (che utilizzano liquidi con o senza nicotina) e il tabacco da riscaldare (in inglese heated tobacco products o HTP) rappresentano i prodotti su cui le ditte puntano per recuperare le fette di mercato perse e per conquistarne di nuove. Questi prodotti sono presentati come alternative meno dannose (o addirittura non dannose) rispetto alle sigarette tradizionali, per favorire la disassuefazione dal fumo.

Cosa sappiamo su riduzione del danno e disassuefazione?

Una revisione dell’Accademia Nazionale delle Scienze, Ingegneria e Medicina statunitense riporta che le sigarette elettroniche emettono sostanze potenzialmente tossiche come particolato fine, metalli, formaldeide, acroleina, oltre alla nicotina (quando presente). Queste sostanze sono note per causare effetti negativi sulla salute come malattie cardiovascolari e respiratorie e nel lungo periodo potrebbero aumentare il rischio di tumori. Vi sono inoltre prove che negli adolescenti l’uso delle sigarette elettroniche possa aumentare le riacutizzazioni dell'asma e provocare tosse e respiro sibilante.

Per quanto riguarda il tabacco riscaldato, questo emette tramite aerosol alcune delle stesse sostanze dannose che sono presenti nel fumo di sigaretta, come composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, monossido di carbonio e naturalmente nicotina.

L’Accademia delle Scienze, Ingegneria e Medicina americana non è altro che l’ennesima istituzione ad affiancarsi all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha bocciato l’utilizzo delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato come possibili alternative meno dannose per i fumatori come strumento di sanità pubblica. Dato che sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato sono disponibili da relativamente pochi anni, non ci sono ancora studi epidemiologici che possano determinare e quantificare (così come è stato nei decenni passati per il fumo di sigaretta) i danni che possono provocare nel lungo periodo.

Attualmente, non è dimostrato in generale che questi prodotti possano ridurre i danni associati al fumo di sigaretta anche perché non è dimostrato, in studi indipendenti da conflitti di interesse, che essi possano facilitare la disassuefazione dal fumo di sigaretta o evitare recidive. Anzi, uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto Mario Negri ha trovato che in Italia i consumatori di sigarette elettroniche o di prodotti a tabacco riscaldato hanno un rischio maggiore (e non minore) di iniziare a fumare sigarette tradizionali se non fumatori, di ricadere se ex-fumatori, e di continuare a fumare (e quindi di non smettere) se fumatori.

Mercato, marketing e giovani (“svapatori” e fumatori)

Per quanto attualmente non dimostrato, non è da escludere che l’uso di questi prodotti possa essere meno dannoso dell’uso delle sigarette tradizionali. Il marketing di questi prodotti punta su questo concetto, fino a che "meno pericoloso per il fumatore che non può smettere" diventa "quasi innocuo per tutti", estendendo così la platea dei potenziali utilizzatori. È difficile pensare che chi continua a produrre le sigarette abbia l’obiettivo di ridurre la loro vendita, remando contro ciò che produce. Diversificare l’offerta sembra essere un obiettivo più logico: aggiungere prodotti è più remunerativo di sostituirne alcuni. Questa strategia sembra confermata da dati scientifici, che suggeriscono che il percorso inverso alla disassuefazione sia più probabile: sono molti i non fumatori che iniziano a utilizzare questi prodotti, che spesso causano dipendenza da nicotina e portano all’utilizzo delle sigarette.

Quel che è peggio è che sono molti i minorenni che ne sono attratti e che diventeranno fumatori proprio grazie a questi device. Per questo sono proprio i minorenni uno dei target preferiti dalle multinazionali: garantiscono introiti sia nell’immediato (con i nuovi device) sia in prospettiva futura (anche con le sigarette). Tutto ciò è stato da tempo denunciato da Tobacco endgame, un’alleanza di società scientifiche di salute pubblica, indipendenti da conflitti di interesse con l’industria del tabacco, che è nata con l’intento di esercitare pressioni “sul Governo, il Parlamento e le istituzioni italiane, per spingerle ad adottare le politiche più efficaci per il contenimento, fino all’eliminazione, dell’epidemia di fumo di tabacco”.

La promozione attraverso i social media (particolarmente seguiti dai giovani), attraverso influencer e attraverso trasmissioni televisive (come per esempio Amici), oltre che l’utilizzo di device che appaiono come chiavette usb (facilmente mascherabili negli astucci scolastici) sono alcune delle principali modalità utilizzate dalle ditte produttrici. Ultimamente è stata parecchio visibile nelle città - frequentemente presso fermate di autobus - una campagna pubblicitaria di grande appeal, organizzata in collaborazione con una nota agenzia, che raffigura soggetti di giovane o giovanissima età con in mano un device per il tabacco riscaldato. La stessa campagna è naturalmente promossa attraverso video in rete (vedi qui, qui, qui e qui). Suona come una beffa la scritta “prodotto destinato esclusivamente a consumatori adulti” che accompagna (spesso in caratteri di ridotte dimensioni) le foto o i video di questi giovani soggetti. Si tratta chiaramente di una grave scorrettezza che andrebbe affrontata seriamente a livello normativo, affinché sia impedita la pubblicità di questi prodotti e in particolare quella direttamente, o anche solo indirettamente, rivolta ai giovani.

Non basta infatti che il problema “giovani e fumo” sia alla semplice attenzione del Ministero della Salute sul proprio sito web: l’ultima indagine Global Health Tobacco Survey, fatta nel 2018 su un campione di circa 1500 studenti italiani di età compresa (solo!) tra 13 e 15 anni, ha evidenziato come più di uno su 5 fumi o utilizzi prodotti a base di tabacco, e più di uno su 6 utilizzi sigarette elettroniche. Ricordiamo che la vendita ai minori di sigarette tradizionali, sigarette elettroniche e sigarette a tabacco riscaldato è in teoria vietata già da molti anni in Italia.

Interessi ed etica politica: un appello accorato

Un'epidemia, questa, che andrebbe affrontata in modo serio. Non bisogna tuttavia nascondere che, dati gli interessi economici e produttivi in gioco, esistono forti resistenze al riguardo ed è da queste che bisogna partire per contrastare il problema: condannando per esempio le sovvenzioni che diverse forze politiche hanno ricevuto e ricevono dalle compagnie del tabacco, le attività lobbistiche verso i politici utilizzando società scientifiche, le sponsorizzazioni delle ditte ai congressi delle società scientifiche, senza considerare la “vecchia” pratica di finanziare ricerche volte a dimostrare che i prodotti in questione non hanno un impatto rilevante sulla salute e (nello specifico) possono piuttosto ridurre i danni associati al consumo di sigarette tradizionali.

Sempre più spesso queste ricerche escono senza dichiarare alcun conflitto di interessi. Non essendo dimostrata alcuna efficacia delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato nel ridurre il consumo di sigarette tradizionali e non essendo questi prodotti innocui, andrebbero drasticamente ridotti o, meglio, eliminati i benefici fiscali e regolatori di cui godono. Infatti, oltre a non essere giustificabili da un punto di vista di salute pubblica, la loro scarsa tassazione rende questi prodotti maggiormente accessibili soprattutto alla platea dei giovani, oltretutto esposti a pubblicità fuorvianti che andrebbero vietate. Facciamo appello alla politica affinché mostri maggior sensibilità e un atteggiamento etico su questo tema: la salute, in particolare quella dei giovani e degli adulti che saranno, deve essere preservata.

Gli operatori sanitari che volessero approfondire l'argomento possono farlo seguendo i corsi ECM di formazione a distanza Sigarette elettroniche e salute e La disassuefazione dal fumo

 

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