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I ricercatori italiani più citati: chi sono, dove sono

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Le classifiche lasciano il tempo che trovano (La classifica è vera gloria? e Autocitazioni: gli italiani esagerano?) ma probabilmente offrono un quadro attendibile della ricerca di qualità: effettivamente i ricercatori migliori emergono (Ricerca in Italia: non piangiamoci addosso). Abbiamo quindi analizzato il data base rilasciato da John Ioannidis e colleghi che raccoglie i 100.000 ricercatori selezionati tra oltre 6 milioni e ordinati secondo un indice composito calcolato in base a varie dimensioni: numero di citazioni, h-index, hm-index, numero di citazioni con singolo autore, come primo o come ultimo autore. Abbiamo preso in considerazione l'elenco costruito in base al numero di citazioni ottenute nel solo 2017 (escluse le autocitazioni) da tutti i lavori pubblicati dal 1960 al 2017. Sono stati corretti alcuni errori di affiliazione dei ricercatori e sono stati disaggregati i dati del CNR attribuendo il ricercatore al singolo istituto.
Nei grafici qui sotto si possono vedere i dati aggregati per città e per istituzione ( i dati però non sono normalizzati per fondi e personale addetto alla ricerca). E' possibile filtrare per disciplina in modo da confrontare ambiti omogenei tra loro: non è corretto intepretare l'elenco come una classifica generale, i confronti sono possibili solo per ricercatori dello stesso ambito di ricerca.  Tra le università maggiori Padova, Bologna e Milano svettano su tutte le altre. A seguire il CNR (104 ricercatori, 15 nel solo Istituto di Fisiologia Clinica-IFC). Oltre ai dati aggregati in tabella si trovano anche tutti i nomi dei 2.370 ricercatori inclusi nei 100.000 emersi dallo studio di Ioannidis. I ricercatori sono ordinati in base all'indice composito elaborato da Ioannidis et al.:non è possibile interpretare l'elenco come classifica generale ma solo confrontare tra loro i ricercatori attivi nella stessa disciplina (usa il filtro "Disciplina").


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Caldo estremo: che cosa si intende con "adattamento"?

vista di area urbana

Temperature record, ondate di calore sempre più letali, e continuiamo a ripeterci che «ci adatteremo». Ma quando si parla di adattamento bisogna fare una distinzione fondamentale, perché climatizzatori, città più verdi, sistemi di allerta e cambiamenti nelle abitudini non sono adattamento biologico. Sono strategie indispensabili di protezione da un ambiente che cambia a una velocità senza precedenti ma, mentre il clima si riscalda nell’arco di pochi decenni, l’evoluzione umana procede in migliaia di anni. Confondere questi due tempi rischia di trasformare una necessità politica e sociale urgente in una pericolosa rassicurazione.

Le temperature record si susseguono, le notti tropicali diventano la norma, le città si trasformano in trappole di calore e gli ospedali registrano un aumento di accessi, ricoveri e decessi legati alle ondate di calore. Eppure, di fronte a questo scenario, una parola continua a essere ripetuta con sorprendente leggerezza: adattamento.

Viene spesso scritto o detto «tranquilli, ci adatteremo»: le città si adatteranno, l'agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno.