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I ricercatori italiani più citati: chi sono, dove sono

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Le classifiche lasciano il tempo che trovano (La classifica è vera gloria? e Autocitazioni: gli italiani esagerano?) ma probabilmente offrono un quadro attendibile della ricerca di qualità: effettivamente i ricercatori migliori emergono (Ricerca in Italia: non piangiamoci addosso). Abbiamo quindi analizzato il data base rilasciato da John Ioannidis e colleghi che raccoglie i 100.000 ricercatori selezionati tra oltre 6 milioni e ordinati secondo un indice composito calcolato in base a varie dimensioni: numero di citazioni, h-index, hm-index, numero di citazioni con singolo autore, come primo o come ultimo autore. Abbiamo preso in considerazione l'elenco costruito in base al numero di citazioni ottenute nel solo 2017 (escluse le autocitazioni) da tutti i lavori pubblicati dal 1960 al 2017. Sono stati corretti alcuni errori di affiliazione dei ricercatori e sono stati disaggregati i dati del CNR attribuendo il ricercatore al singolo istituto.
Nei grafici qui sotto si possono vedere i dati aggregati per città e per istituzione ( i dati però non sono normalizzati per fondi e personale addetto alla ricerca). E' possibile filtrare per disciplina in modo da confrontare ambiti omogenei tra loro: non è corretto intepretare l'elenco come una classifica generale, i confronti sono possibili solo per ricercatori dello stesso ambito di ricerca.  Tra le università maggiori Padova, Bologna e Milano svettano su tutte le altre. A seguire il CNR (104 ricercatori, 15 nel solo Istituto di Fisiologia Clinica-IFC). Oltre ai dati aggregati in tabella si trovano anche tutti i nomi dei 2.370 ricercatori inclusi nei 100.000 emersi dallo studio di Ioannidis. I ricercatori sono ordinati in base all'indice composito elaborato da Ioannidis et al.:non è possibile interpretare l'elenco come classifica generale ma solo confrontare tra loro i ricercatori attivi nella stessa disciplina (usa il filtro "Disciplina").


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La quotidianità dell’endometriosi

disegno di donna stesa su sfondo viola

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.

In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)

Abbiamo sentito parlare di endometriosi. Ma abbiamo mai ascoltato davvero?

«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».