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L'etnochimica antitedesca di Edgar Bérillon

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Nell’antica Roma Imperiale era pratica comune quella di infliggere la damnatio memoriae ai traditori e ai nemici di Roma, portando alla cancellazione di qualsiasi traccia riguardasse la persona. Tutti i simboli, le statue, le raffigurazioni e le iscrizioni dell’infedele venivano distrutti con lo scopo di eliminarlo dalla storia. Ironicamente, in molti casi l’effetto fu opposto.

Oggigiorno l’idea di una damnatio memoriae sarebbe a maggior ragione un’utopia. La nostra società ipertecnologica, nella quale vengono registrati infiniti dati e informazioni nei dispositivi elettronici, nei server e nella carta stampata, non concederebbe grandi possibilità all’oblio. Neppure le persone e le teorie sconvenienti vengono dimenticate, facendo emergere l’esigenza di analizzarle criticamente, evitando che la loro figura e le loro idee vengano glorificate, celebrate e propagandate per motivi puramente ideologici.

Un esempio di uomo che votò la sua persona, e sfruttò il suo status, a una causa ideologica fu quella di Edgar Bérillon. E l’avvenimento, sebbene poco conosciuto, non deve essere dimenticato.

La nascita di un razzismo

Edgar Bérillon nasce in Francia a Saint-Fargeau (Borgogna) il 23 maggio del 1859. Fervido studioso, nel 1877 si iscrisse alla facoltà di medicina a Parigi e completò il suo dottorato nel 1884. Appassionatosi alla psicologia e all’ipnosi applicata, decise di specializzarsi diventando discepolo di Jean-Martin Charcot e, nel 1886, fondò un istituto psicofisiologico, una società di psicoterapia e patologia comparata e una rivista di psicoterapia e psicologia applicata. Dalla fine degli anni ’80 del XIX secolo la fama di Bérillon crebbe a dismisura, portando il suo nome a varcare i confini nazionali e lui stesso a presiedere numerosi congressi internazionali. Le sue doti come studioso e ricercatore lo portarono agli apici dell’accademia francese, fregiandosi anche di onorificenze come “Officier de l’Instruction publique” nel 1902 e “Chevalier de la Légion d’honneur” nel 1906.

Tuttavia, Bérillon era caratterizzato anche da un altro tratto distintivo. Ancora bambino, rimase sconvolto dalle atrocità vissute durante la guerra franco-prussiana. Crescendo in un clima di odio e sfiducia nei confronti della Germania, covò fin da piccolo un enorme rancore nei confronti di questa nazione e del suo popolo. Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, durante la quale l’esercito tedesco invase la Francia innescando in Edgar Bérillon un fuoco patriottico mai sopito. Non potendosi arruolare, tuttavia, Bérillon combatté una personale guerra ideologica, pretenziosa, propagandistica e irrazionale nel tentativo di comprovare l’inferiorità della “razza” tedesca nei confronti di quella francese.

Bromidrosi del popolo germanico

Fu così che nel 1915 il medico francese partorì due lavori, “La Bromidrose fétide de la race allemande” e “La Polychésie de la race allemande” in cui disegna una sconcertante caricatura del popolo tedesco. In entrambi i lavori, il medico francese sostiene la “palese” inferiorità della “razza” tedesca sulla base di caratteristiche non solo morfologiche ma, soprattutto, chimico-fisiologiche. I tedeschi sarebbero, a suo vedere, brutti, sproporzionati e dolicocefali (che renderebbe il loro aspetto spiacevole). Inoltre, il tedesco produrrebbe una maggiore quantità di urine e con un quantitativo di urea e una acidità molto elevata. Incapace di evacuare tutti i prodotti tossici dal suo corpo attraverso le urine, il tedesco evacuerebbe una buona parte di essi tramite il sudore, il che spiegherebbe l’odore disgustoso che emana dai suoi piedi.

Polichessia

L’inventore di questa pseudoscienza, denominata etno-chimica (Bérillon, 1917), non si fermò qui nel suo delirio patriottico. Infatti, la morfologia e l’odore non furono abbastanza per definire l’inferiorità del popolo teutonico e i dati e le argomentazioni da lui utilizzati hanno dell’incredibile. Bérillon, infatti, mise in relazione i tedeschi con la materia simbolicamente più spregevole e miserabile, gli escrementi, nel tentativo di infiggere il colpo di grazia alla “razza” tedesca. Coniando un neologismo, polichessia (= eccessiva defecazione), l’autore sostenne che i tedeschi hanno un intestino fino a tre metri più lungo rispetto ai francesi, il che è correlato a un aumento della loro ampolla rettale e a una grande lassità dello sfintere anale. Quindi i tedeschi produrrebbero una quantità di escrementi doppia rispetto ai francesi e il loro odore avrebbe un’intensità inaudita a causa della loro voracità e ingordigia.

Tuttavia, non soddisfatto, il medico francese affondò la sua penna nelle radici della cultura tedesca e, utilizzando aneddoti, luoghi comuni, stereotipi, proverbi e dati di seconda mano, costruì una rappresentazione abominevole della “razza” germanica. La polichessia non sarebbe, infatti, solo un tratto fisiologico che definisce i tedeschi. Ma, secondo Bérillon, essi ne farebbero un uso consapevole, tanto regolare e costante che sembrerebbe seguire un ordine prestabilito riscontrabile anche geograficamente. Bérillon sostenne che già dai tempi di Luigi XIV, un viaggiatore poteva sapere se aveva oltrepassato i limiti del basso Reno ed era entrato nel Palatinato a causa dell’apparizione di una quantità enorme di escrementi sul terreno. Questo dato non lo stupisce affatto visto che, scrive il medico francese, anche il grande ispiratore della morale tedesca, Martin Lutero, non perdeva mai occasione per sottolineare l’importanza della defecazione.

Inoltre i germanici sarebbero delle eccellenze nel campo medico della scatologia e tutta la loro cultura (libri, feste, proverbi…) non manca mai di fare riferimento agli escrementi e alla defecazione. Il massimo del delirio, tuttavia, Bérillon lo raggiunse quando descrive gli innumerevoli casi di polichessia e scatomania dei tedeschi che avevano occupato case private, castelli ed edifici religiosi. Nelle vicende narrate da Bérillon, senza lesinare i dettagli, i tedeschi vengono ritratti come esseri ripugnanti e grotteschi che, con fare sistematico, imbrattano muri, abiti, suppellettili, stoviglie, letti, tappeti, armadi, tendaggi, lenzuola e qualsiasi altro oggetto incontrato negli edifici occupati.

La cosa interessante è che tali aberrazioni vengono descritte sia nei soldati semplici quanto negli ufficiali, pur seguendo delle regolarità legate alla gerarchia militare. Così gli ufficiali produrrebbero degli atti scatologici “raffinati” e compatibili con il loro rango elevato, portando la loro preferenza per vestiti decorati con nastri e merletti, corsetti, sete, pellicce, lino, tessuto broccato, arazzi, ricami, tovaglie damascate, mobili rari e pianoforti. Al contrario, i soldati semplici si limiterebbero a utilizzare oggetti modesti legati alla loro situazione gerarchica prediligendo pentole, calderoni, brocche, bicchieri, piatti ordinari e disdegnando l’uso di seta e lino.

Piegarsi all'ovvio...

Dall’analisi di tutti questi dati, Bérillon giunse alle seguenti conclusioni: 

  • la polichessia della razza tedesca, per sua costanza, per la sua ripetizione e per la sua fissità, costituisce un carattere di razza
  • dal punto di vista igienico, deriva dall’abituale mancata osservanza delle regole di temperanza e di igiene alimentare. È legato al grado di ingordigia e voracità; tutti gli ingordi sono, necessariamente, doppiamente polichessici
  • dal punto di vista clinico, è caratterizzato da un’attività ipertrofica della funzione digestiva, con inevitabili ripercussioni su tutte le altre funzioni. L’iperattività dell’intestino spiega la frequenza dei disturbi di questo organo tra i tedeschi, e l’importanza accordata in Germania al lavoro di scatologia pura e applicata
  • dal punto di vista anatomico, la misurazione dell’intestino rivela, nei tedeschi, un aumento della lunghezza di circa tre metri. Questo aumento è particolarmente correlato all’intestino crasso, la cui capacità è sviluppata nelle stesse proporzioni. Le ghiandole accessorie del sistema digestivo hanno uno sviluppo correlato. L’ampolla rettale dei tedeschi raggiunge dimensioni considerevoli, in connessione con il superlavoro funzionale cui è soggetta. Il loro sfintere anale, come è stato frequentemente osservato durante l’anestesia chirurgica, offre una resistenza estremamente debole e si espande con la massima facilità
  • dal punto di vista mentale, la scatomania, di cui la polichessia è il punto di partenza, deve essere considerata come una manifestazione di degenerazione ereditaria
  • da un punto di vista criminologico, la scatomania dei tedeschi offre la più grande somiglianza con gli impulsi sudici di cui certi criminali aggravano il compimento dei loro crimini. È in un certo senso la firma dei criminali senza alcuna modestia, nessun senso morale e nel processo di regressione mentale
  • dal punto di vista psicologico, la scatomania dei tedeschi testimonia una marcata insufficienza del controllo mentale, di una errata educazione alla volontà di fermarsi. È anche l’espressione di un orgoglio esaltato […]
  • in tutti i casi, la polichessia è la dimostrazione formale dell’inferiorità fisiologica e psicologica della razza tedesca

Attraverso il suo delirio, Bérillon cercò di dimostrare come, contro un avversario così degenerato, la Francia potesse vincere il conflitto. La sua autorità e reputazione fecero in modo che le sue teorie non vennero accolte con ironia e scherno. Anzi, esse vennero accettate dall’accademia francese e dalla popolazione, dimostrandosi estremamente contagiose, specialmente nei momenti di crisi.

Oggi le tesi di Bérillon non possono che essere rilette con un certo dileggio, e nessuna persona dotata di raziocinio può approvare le sue argomentazioni. Esse infatti vennero dimenticate subito dopo la fine della prima guerra mondiale, lasciando soltanto un ottimo esempio di come l’ideologia possa prevalere sulla scienza. Nonostante, oggi, il concetto biologico di razza sia stato confutato, su una cosa Bérillon aveva ragione, quando alla fine del suo articolo scrive:

Ci sono spiriti il cui pregiudizio si rifiuta di piegarsi all’ovvio

Appunto!

 

Bibliografia
Bérillon E. 1915. “La polychésie de la race allemande”. Maloine & Fils, pp. 1-20
Bérillon E. 1915. “La bromidrose fétide de la race allemande”. Revue de psychothérapie et de psychologie appliquée, pp. 1-12
Bérillon E. 1917. “La psychologie de la race allemande d’aprés ses caractères objectifs et spécifiques”. Maloine & Fils, 64 pp.
Lefrère J.-J., Berche P., 2010. “Un cas de délire scientifico-patriotique: le docteur Edgar Bérillon”. Annales Médico-Psychologiques, 168: 707-711

 

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