fbpx Premi Nobel e top-cited scientist: le donne sono ancora poche | Scienza in rete

Premi Nobel e top-cited scientist: le donne sono ancora poche

Tempo di lettura: 6 mins

Patrizia Caraveo indaga la disparità di genere tra le premiate Nobel e le top cited scientist: in entrambi i campi, il minor numero di donne rispetto agli uomini è ancora evidente, ma ci sono segnali di miglioramento.

Crediti immagine: Immagine di Freepik

Quando si parla della disparità di genere nella scienza salta immediatamente all’occhio la straordinaria esiguità del numero delle scienziate premiate con il Nobel. Questa semplicissima infografica riunisce i dati della presenza femminile tra i premi Nobel in Fisica, Chimica, Medicina Letteratura Pace ed Economia:

Crediti immagine: Girona7/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0

Procedendo in ordine di decrescente presenza femminile troviamo

  • 19 vincitrici del Nobel per la pace (su un totale di 110 vincitori)
  • 17 vincitrici del Nobel per la letteratura (su un totale di 119 vincitori)
  • 13 vincitrici del Nobel per la Medicina e fisiologia (su un totale di 230 vincitori)
  • 8 vincitrici del premio Nobel per la Chimica (su un totale di 191 vincitori)
  • 5 vincitrici del premio Nobel per la Fisica (su un totale di 224 vincitori)
  • 3 vincitrici del Nobel per l’Economia (su un totale di 92 vincitori)

Per capire le differenze tra i numeri dei vincitori, vale la pena di ricordare che i premi Nobel possono essere conferiti fino a un massimo di tre persone che possono avere contribuito a ricerche nello stesso ambito oppure in due ambiti diversi. In quest’ultimo caso, un filone di ricerca può avere due vincitori e l’altro uno solo, oppure uno ciascuno. Quindi, ogni anno, il Nobel per una determinata disciplina più essere conferito a 1, 2 o 3 persone e questo grado di libertà spiega le differenze nel numero totale di vincitori per le diverse discipline.

In generale, per la letteratura si sceglie una persona sola, mentre per Fisica, Chimica e Medicina i premiati sono 2 o 3. Il premio Nobel per l’Economia è stata istituito nel 1968 ed i primi premiati sono stati annunciati nel 1969, per questo i vincitori sono un numero inferiore A differenza degli altri, il Premio Nobel per la Pace può essere conferito a istituzioni.

In effetti, benché le percentuali siano basse per tutte le scienze, la fisica è la disciplina che sta peggio. Il Nobel per la Fisica è stato conferito 117 volte a un totale di 225 vincitori (in verità sono 224 persone perché John Bardeens ha vinto il Nobel due volte, nel 1956 e nel 1972) tra cui si annoverano solo cinque donne. L’ultima delle premiate, nel 2023, è Anne l’Huillier, per avere contribuito allo sviluppo dell'attofisica. Prima di lei erano state premiate Marie Curie (1903), Maria Goeppert-Mayer (1963), Donna Strickland (2018) e Andrea Ghez (2020). Un contingente veramente esiguo, poco più del 2% del totale.

Oltre a essere stata la prima donna a essere premiata per la fisica insieme al marito Pierre e a Henry Becquerel, nel 1903, Marie Curie è anche l’unica donna a essere stata premiata due volte vincendo un secondo Nobel, nel 1911, per la chimica. Anche in questa materia è stata la prima donna a ricevere il premio ed è bello notare che la seconda, 24 anni dopo, è stata sua figlia Irene Joliot Curie. Tornando alla fisica, dopo Marie Curie dovettero passare 60 anni per vedere una seconda donna a Stoccolma e altri 55 per la terza. A quel punto era evidente a tutti che ci fosse una anomalia estremamente imbarazzante per l’Accademia svedese, che ha chiesto a tutti coloro che propongono le candidature a fare più attenzione al genere. E l’attenzione ha portato a premiare Andrea Ghez nel 2020 (la prima astrofisica) e Anne l’Huillier nel 2023.

Se è confortante che tre dei cinque premi Nobel per la fisica al femminile siano stati conferiti negli ultimi sei anni, la strada da fare è ancora lunghissima, anche se una recente analisi della disparità di genere tra gli scienziati più citati al mondo mostra un miglioramento in funzione del tempo. In un articolo pubblicato su PLOS Biology, il gruppo di ricerca ha considerato 9.071.122 autori con almeno 5 articoli in Scopus al 1 settembre 2022. Poi ha proceduto a dividerli in 4 gruppi, in funzione dell’anno della loro prima pubblicazione, un parametro grossomodo correlato con la loro età anagrafica (prima pubblicazione prima del 1992, dal 1992 al 2001, dal 2002 al 2011 e dopo il 2011). Per assegnare un genere agli autori hanno utilizzato il sistema NamSor, che ha riconosciuto 3.784.507 autori come uomini e 2.011.616 come donne (per il restante 36,1% l’assegnazione di genere è risultata incerta). Fatta salva la frazione senza genere, tra i 5,8 milioni di autori considerati, gli uomini sono circa 2 volte più numerosi delle donne ma, se consideriamo i numeri in funzione del tempo, la preponderanza numerica maschile è diminuita, passando da un fattore di quasi 4 tra i più vecchi a 1,36 nel gruppo più giovane.

Per selezionare i top-cited scientist dal loro database, gli autori hanno utilizzato un indicatore di citazioni composito, che avevano validato in precedenza. Così sono stati identificati il 2% degli autori più citati per ciascuno dei 174 sottocampi scientifici (secondo la classificazione Science-Metrix). Parliamo di 101.918 uomini, 31.725 donne e 61.672 non classificati (che non possono essere considerati). Tra i top-cited la preponderanza maschile appare più marcata rispetto al panorama generale, dal momento che gli uomini sono 3,21 volte più numerosi delle donne. Analizzando le fasce temporali, però, si nota che presenza soverchiante maschile diminuisce nel tempo passando da un fattore 6,41 registrato 30 anni fa al valore attuale di 2,28. In effetti, la percentuale dei donne tra i top-cited scientists dello studio è aumentata in modo continuo negli corso dei trent'anni coperti, come mostrato dal grafico (tratto dall’articolo citato).

Crediti: John P. A. Ioannidis, Kevin W. Boyack, Thomas A. Collins, Jeroen Baas, Gender imbalances among top-cited scientists across scientific disciplines over time through the analysis of nearly 5.8 million authors, PLOS Biology

È interessante notare che nel gruppo più giovane (post-2011), 32 dei 174 sottocampi (18%) hanno oltre il 50% di donne, 97 dei 174 sottocampi (56%) ne hanno più del 30% di donne e solo 3 sottocampi hanno meno del 10% di donne tra gli autori più citati. Quindi, mentre la differenza tra il numero totale di autori uomini e donne è diventata nel complesso modesta (circa 1,3 volte tra tutti i campi), la differenza nel numero di autori più citati tra i due generi rimane molto più elevata.

Ovviamente non dobbiamo dimenticare che tutto questo è vero a meno di una incertezza del 30% degli scienziati il cui genere non è stato riconosciuto. Tuttavia, le conclusioni del lavoro sarebbero falsate solo se gli incerti fossero tutti maschi o tutti femmine, cosa decisamente poco probabile. Dal momento che è ragionevole supporre che i non classificati siano più o meno equamente distribuiti tra i due sessi, il fatto di non poterli considerare non dovrebbe invalidare il risultato.

Dopo avere esaminato i totali mondiali, gli autori si sono chiesti se esistano differenze tra i paesi ad alto e basso reddito, trovando che lo squilibrio è più marcato nei paesi a basso reddito anche se nei paesi ad alto reddito c’è ancora un vasto spazio di miglioramento. Mentre negli Stati Uniti lo squilibrio complessivo è un fattore 2, con il doppio di uomini tra i top-cited, in Giappone si parla di un fattore 10.

Nel Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, che riunisce una frazione di top cited (noi del Gruppo 2003 però siamo più selettivi del 2%) che lavorano in istituti italiani conta su 120 soci, di cui 99 maschi e 21 femmine (senza incerti). In linea con la preponderanza maschile dei paesi ricchi.

Tutto considerato, l’aumento della percentuale di donne tra gli scienziati più citati è una buona notizia e ci auguriamo che il numeri di Nobel alle scienziate aumenti di pari passo.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Vivere con le iene: un viaggio ad Harar

Le iene sono spesso considerate feroci e sleali, ma non nell'antica città di Harar, in Etiopia orientale. Qui girano indisturbate tra i vicoli di notte e gli abitanti offrono loro cibo, rendendole attrazioni turistiche. In La vita segreta delle iene, edito da Adelphi, l'antropologo Marcus Baynes-Rock racconta questa particolare relazione e i suoi incontri con le iene, offrendo una prospettiva del rapporto umani-selvatico che apre molti interrogativi. Ne parliamo con l’autore.

In copertina: Un uomo delle iene ad Harar. Crediti foto: Karoline.Piegdon/Wikimedia Commons Licenza: CC BY-SA 4.0 

Malgrado il suo titolo italiano, La vita segreta delle iene non è un trattato sul comportamento delle iene, ma un libro complesso che mescola etnografia, etologia e diario di campo. L’autore, Marcus Baynes-Rock, antropologo australiano, racconta in queste pagine l’esperienza vissuta quando si è trasferito ad Harar, antica città dell’Etiopia orientale, per raccogliere i dati per il suo dottorato.