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Poca Intelligenza Artificiale in Italia

Il Science, Technology and Industry Scoreboard 2017 di OCSE, che racconta il presente e il futuro della rivoluzione digitale, parla chiaro: le 5 parole chiave oggi sono Internet of Things, Mobile technologies, Cloud computing, Intelligenza artificiale e Big Data. Una carovana che avanza a ritmi serrati (basti pensare agli oltre 18 mila brevetti nell’ambito dell’intelligenza artificiale del 2015 contro i 700 dell’anno 2000) trainata dall’Oriente: Cina, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e ovviamente gli Stati Uniti d’America.

Parlare di innovazione su questi temi chiave e di ricerca scientifica non significa però guardare nella stessa direzione, e l’Italia ne è un ottimo esempio: nonostante la nostra ottima posizione quanto a pubblicazioni di qualità, nel campo della innovazione tecnologica e del trasferimento tecnologico soprattutto su Big Data e Intelligenza Artificiale segniamo il passo.

L’Italia è in fondo alla classifica dei brevetti ICT

Brevetti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in percentuale sul totale dei brevetti, 2012-2015

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre orizzontali con 35 paesi e due medie, OCSE e UE a 28, con l’Italia evidenziata. Cina 60,6, Corea del Sud 57,5, Finlandia 43,8; media OCSE 33,6; UE a 28 20,4; Italia 8,9, dopo cui vengono Repubblica Ceca 8,8, Slovenia 6,8 e Messico 5,6.

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L’Italia è terza fra i dieci per articoli più citati, dopo Stati Uniti e Regno Unito

Peso di ogni paese fra il 10% degli articoli scientifici più citati ogni anno, in percentuale, 2005-2016

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a linee con dieci serie dal 2005 al 2016, con l’Italia evidenziata. Nel 2016: Stati Uniti 13,9, Regno Unito 13,6, Italia 12,7, Germania 12,2, Canada e UE 11,9, Francia 11,3, Giappone 7,9, Cina 7,6, Russia 4,6. L’Italia sale da 10,4 a 12,7, gli Stati Uniti scendono da 14,8 a 13,9, la Cina sale da 4,2 a 7,6.

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Un esempio è dato dal comparto del Machine Learning, frontiera nell’universo dell’Intelligenza Artificiale. Secondo quanto riporta OCSE, l’Italia è al quinto posto a livello mondiale per numero di articoli scientifici sul tema: davanti a noi solo Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e India. Eppure, se guardiamo le classifiche sul numero di brevetti siamo molto lontani dalla vetta. In generale siamo al sesto posto al mondo per indice di citazioni, fatto che trova conferma nella massiccia presenza dell’Italia fra i vincitori di ERC Grants negli ultimi 10 anni.

Questo nonostante in Italia si spenda in Ricerca e Sviluppo una percentuale di PIL (1,3%) molto minore rispetto alla maggior parte dei paesi dell’area OCSE (media del 2,4%) e nonostante il basso numero di ricercatori: appena 5 ogni 1.000 occupati. In Israele, il paese dove se ne contano di più, sono 17 per 1.000 occupati, in Finlandia e Danimarca 15, in USA Francia e Gran Bretagna quasi 10. Insomma, non c’è dubbio che con quel poco che abbiamo sappiamo produrre una ricerca scientifica eccellente.

L’Italia è quinta per articoli sul machine learning fra i più citati

Articoli sul machine learning presenti nel 10% dei più citati, per paese, 2016

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre orizzontali con 24 paesi ordinati per numero di articoli, con l’Italia evidenziata. Stati Uniti 334, Cina 100, Regno Unito 59, India 53, Italia 41, Canada 38, Germania 37. Minimo Israele 5.

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L’Italia spende in ricerca l'1,3% del PIL, Israele il 4,3%

Spesa nazionale in ricerca e sviluppo in percentuale del PIL, 2015

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre orizzontali con 41 paesi e la media UE a 28, con l’Italia evidenziata. Israele 4,3, Corea del Sud 4,2, Svizzera 3,4, Giappone e Svezia 3,3; UE a 28 2; Italia 1,3, a pari con Lussemburgo, Nuova Zelanda e Portogallo; minimo Indonesia 0,1.

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L’Italia ha 4,9 ricercatori ogni mille occupati, Israele 17,4

Ricercatori ogni 1.000 occupati, 2015

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre orizzontali con 41 paesi e la media UE a 28, con l’Italia evidenziata. Israele 17,4, Finlandia e Danimarca 15, Corea del Sud 13,7; Francia 9,8, Regno Unito 9,2, Stati Uniti 9,1; UE a 28 8; Italia 4,9; minimo Indonesia 0,2.

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Centrale oggi, chiosa il rapporto OCSE, è sicuramente la questione della ricerca privata. In Italia – come illustrano i dati preliminari del progetto MicroBeRD di OCSE che misura l’impatto del sostegno pubblico alle imprese – il 55% degli investimenti in R&S provengono da privati (aziende ma anche associazioni no profit). Nei paesi dove il trasferimento tecnologico è più elevato (al pari del ritorno economico degli investimenti in ricerca), l’apporto degli investimenti privati supera il 70%.

Oltre ad avere privati molto più generosi in spese in ricerca e sviluppo rispetto all’Italia, il rapporto OCSE segnala come l’incremento esplosivo dei brevetti e altri strumenti della proprietà intellettuale e del design nel campo della Intelligenza Artificiale e della Information Technology nel mondo si regga per l'80% su un pugno di colossi industriali, prima fra tutti la Samsung, che supera come investimento complessivo alla ricerca & sviluppo l’intero budget pubblico italiano.

Inoltre, in Italia è più marcato rispetto ad altri paesi il fatto che siano le grandi aziende (con oltre 250 dipendenti), e operative da anni, a coprire la maggior parte degli investimenti in ricerca e sviluppo. Solo l’ 1,6% degli investimenti industriali italiani è rappresentato da realtà giovani, piccole e dinamiche. Forse perché - riferisce OCSE - cruciale è il livello di supporto che i governi danno alle aziende per fare innovazione, e ancora una volta l’Italia mostra di essere fanalino di coda.

Da osservare infine come il rilancio degli investimenti in ricerca da fonte privata soprattutto nel mondo digitale - particolarmente evidente dopo gli anni della crisi economica iniziata nel 2007 - configuri una tendenza alla privatizzazione (e in buona misura alla secretazione) della conoscenza che apre scenari non rassicuranti sulle ricadute pubbliche di queste ricerche e delle relative applicazioni.

In Italia i privati coprono il 55,3% della ricerca, in Israele l'85,4%

Quota degli investimenti privati sul totale investito in ricerca e sviluppo, in percentuale, 2015

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre orizzontali con 38 paesi e due medie, OCSE e UE a 28, con l’Italia evidenziata. Israele 85,4, Giappone 78,5, Corea del Sud 77,5; media OCSE 69,1; UE a 28 63,6; Italia 55,3; minimo Lettonia 24,8.

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In Italia fanno ricerca soprattutto le grandi aziende non giovani

Come si divide l’investimento in ricerca e sviluppo per età e dimensione delle aziende, in percentuale, 2014. A destra la quota delle vecchie grandi

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Il grafico originale aveva sei voci: qui piccole e medie sono sommate per stare in quattro colori. Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre impilate con sette paesi e quattro tipi di azienda. Italia: vecchie grandi 71,3, vecchie piccole e medie 22,1, giovani grandi 4,9, giovani piccole e medie 1,6. Belgio: vecchie grandi 78,7. Portogallo 65,9, Cile 59,4, Repubblica Ceca 55,9, Israele 53,9, Norvegia 41,3. Le vecchie grandi aziende sono la voce maggiore in tutti i paesi.

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In Italia gli aiuti alle imprese per la ricerca valgono lo 0,08% del PIL

Finanziamento diretto e sgravi fiscali alle piccole e medie imprese per la ricerca e sviluppo, in percentuale del PIL, 2015

Fonte: OCSE, Science, Technology and Industry Scoreboard 2017Per Svezia, Israele e Polonia il grafico originale ha un solo valore, riportato come finanziamento diretto. Dati del grafico pubblicato con l’articolo.
Descrizione e dati del grafico

Grafico a barre impilate con 39 paesi ordinati per totale, finanziamento diretto più sgravi fiscali, in percentuale del PIL. Russia 0,54, Belgio e Francia 0,39, Irlanda 0,36. Italia 0,08, con 0,04 diretti e 0,04 di sgravi. Minimo Lettonia 0,004.

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