Un patto per la formazione e la ricerca

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Recenti azioni del Governo sul fronte della ricerca scientifica, da Human Technopole alle cattedre Natta, riflettono una sfiducia profonda nei confronti del mondo accademico e degli enti di ricerca pubblici. Queste azioni contribuiscono alla perdita di autorevolezza della ricerca pubblica, spinta ai margini della vita del Paese, e alimentano l'emorragia dei giovani che si rivolgono altrove.

Questa sfiducia non è giustificata. A fronte di episodi di malcostume - ai quali è stata data una grande rilevanza mediatica - esiste nell’Università italiana e negli Enti di ricerca un'ampia maggioranza competente e produttiva. Nonostante i continui tagli alle risorse dedicate e con stipendi che sono meno della metà di quelli dei colleghi europei, i ricercatori italiani svolgono in modo efficace e responsabile il proprio compito, mantenendo la propria  competitività internazionale.

La ricerca pubblica italiana è ancora ai vertici delle classifiche internazionali, ma questa situazione è destinata a peggiorare rapidamente. Infatti: 

  • gli investimenti pubblici in ricerca in Italia sono risibili;i recenti fondi PRIN per la ricerca di base sono stati assegnati a non più del 6% dei progetti presentati (rispetto a una media del 30-35% in Europa). Inoltre, anche i progetti vincitori sono risultati ampiamente sotto finanziati. Anche i finanziamenti privati sono meno della metà di quelli di Paesi a noi comparabili. Questo pone i ricercatori italiani in una situazione di oggettivo svantaggio nella competizione scientifica internazionale. 
  • Il numero di ricercatori in Italia è tra i più bassi dei paesi OCSE. Questo ci impedisce di competere alla pari per i finanziamenti europei, ma soprattutto rischia di privare il Paese delle competenze necessarie per rimanere alla frontiera della tecnologia e delle scienze. Il risultato è una sensibile diminuzione del numero di progetti finanziati dall’Europa all’Italia, che pertanto riceve molto meno di quanto versa per la ricerca all’Europa.
  • Non possiamo infine ignorare la vistosa diminuzione della popolazione degli studenti universitari e del numero di laureati, per i quali l’Italia compare nelle linee di fondo delle statistiche europee, con pesante danno per il futuro del Paese. 

Il Gruppo 2003 ritiene che la situazione della ricerca sia un’emergenza per il nostro Paese!

Propone pertanto che la comunità scientifica italiana ed il Governo stringano un PATTO PER LA FORMAZIONE E LA RICERCA che, a fronte di una ristabilita fiducia reciproca, conduca a:

  • finanziare la ricerca portandola almeno alla media dei Paesi OCSE,
  • riaprire i canali di reclutamento dei ricercatori, per allinearne il numero a quello della media europea,
  • fare del merito la dimensione irrinunciabile per tutti gli aspetti della ricerca: reclutamento, carriera e finanziamenti, includendo anche rigorosi controlli a posteriori (che da sempre mancano alla realtà italiana),
  • non escludere la comunità scientifica italiana dalle scelte strategiche che la riguardano. 

Il Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica

www.gruppo2003.org

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Le notizie di scienza della settimana #107

Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.