fbpx Il Sistema informativo sanitario, nazionale e regionale: desaparecido nell’era del contagio? | Scienza in rete

Covid-19: Misurare le cose giuste e comunicare subito

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Negli ultimi anni vi è stata molta pressione per rendere sempre più veloci e utili per risposte rapide i nostri flussi informativi correnti, a partire dalle schede nosologiche ospedaliere e dai dati di mortalità (ospedalieri e territoriali, inclusi i decessi fuori regione). Quest'urgenza è spesso stata motivata da episodi locali, quando proteste e stampa hanno fatto saltare sulla sedia governatori, sindaci e direttori generali. Adesso, nel momento della crisi epidemica, sembra che non esistano più. Forse gli addetti alla macchina sono più informati di me, ci stanno lavorando, ma al cittadino e anche a chi segue con interesse i tanti numeri e grafici sulla epidemia Covid-19 non arriva niente, e oggi invece vi è molto bisogno di una raddrizzata sull’informazione epidemiologica che ogni giorno ci viene data.

Il rosario quotidiano di numeri che veniva aggiornato alle 18 ogni sera (fino all'ammalarsi di Borrelli) si rileva sempre più vuoto di significato. Le riflessioni di Borrelli sul La Repubblica, che ipotizza un rapporto 1 a10 tra positivi registrati e contagi, colgono il punto che comincia a essere sempre più evidente. Una conclusione a cui molti sono arrivati, e cioè che molti numeri e soprattutto tassi non sono validi e informativi, se non come indicatori, talora distorcenti, di massima. A partire dalla famosa letalità della Lombardia, oggetto di funamboliche discussioni. Meglio guardare solo ai decessi (con i noti problemi del con e del per) e ai ricoverati in terapia intensiva (anche questa informazione distorta, se in presenza di un deficit di letti).

Ci mancano a tutt’oggi indicatori che usino dati di popolazione, di area, e confrontino ricoveri totali (normali e in intensiva) per causa specifica (per esempio polmonite) e tutti i decessi per causa (ospedalieri, ma anche totali sulle piccole aree o sulla zona focolaio), su base giornaliera, almeno dal settembre 2000 a oggi. Solo questa informazione, analizzata con metodi anche sofisticati che molti epidemiologi conoscono bene, soprattutto il Servizio di Epidemiologia Lombardo che ha dimostrato tante volte di saperli benissimo usare, nel medio periodo ci indicherà il burden di questa epidemia e permetterà di capire le migliori strategie.

C’è qualcuno degli addetti e di degli epidemiologi-statistici che chi stanno lavorando che si fa carico della comunicazione su questi aspetti, anche solo per dire che c’è un work in progress? Qualcuno sta sollecitando la produzione di questi dati? Questi indicatori di osservati/attesi sono essenziali al più presto soprattutto per capire quello che succede nelle Regioni del Sud, dove appare evidente che molte persone si ammalano e muoiono (esempio nelle case di riposo) senza una diagnosi di Covid-19 che sia basata sui tamponi e una precisa diagnosi clinica. E ci permetteranno di vedere effettivamente l’impatto per fasce di età.

Il nostro sistema informativo sulle malattie infettive è sempre stato molto debole, con ripetute programmazioni di miglioramento. Ma ora, in emergenza, bisogna agire rapidamente e fare funzionare bene e in fretta i sistemi informativi correnti che abbiamo e che usualmente funzionano piuttosto bene. Investite su queste competenze e infrastrutture, sarà molto utile anche nel futuro. La comunicazione va fatta subito, accettando di sbagliare, non aspettando le pubblicazioni a futura memoria.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.