Marco Capovilla

Dopo la laurea in Scienze dell’Informazione nel 1978, è stato ricercatore presso il CNR di Pisa, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università della California a Berkeley, dove si è occupato di biofisica del sistema visivo. Fotogiornalista dal 1985, giornalista dal 1988, lavora per i principali periodici italiani e internazionali, pubblicando reportage su temi relativi ad ambiente, geografia, società, ricerca scientifica, beni storici e artistici, architettura. Scrive sui temi riguardanti (e i problemi sollevati dal) l’uso delle immagini nei media in particolar modo per Fotografia & Informazione, Associazione Italiana Giornalisti dell’Immagine (http://www.fotoinfo.net) di cui è ora vicepresidente, dopo esserne stato per molti anni il presidente. E’ docente di Fotogiornalismo nel Master in Giornalismo dell’università IULM, di Visual Storytelling al Politecnico di Milano (Scuola del Design), di Etica, Deontologia, Diritto all’Immagine, Privacy e Diritto d’autore al CFP Bauer di Milano, di Photography a studenti di college americani presso il consorzio universitario IES Abroad nella sede di Milano, oltre a insegnare l’uso delle immagini nei media in vari Master in Comunicazione della Scienza (tra cui la SISSA di Trieste).

L'università italiana scopre la didattica

Una lezione di Visual Storytelling al Politecnico di Milano. Scuola del Design, 2014 (foto: Matteo Bergamini).

In questo articolo parlerò di “valutazione della didattica” e dei piani strategici dell’Europa per lo sviluppo e il miglioramento dell’istruzione superiore. Ne parlerò a partire dall’esperienza che ho accumulato negli ultimi vent’anni come docente a contratto in varie università, italiane e straniere. Tenterò anche di fare dei raffronti tra università appartenenti al mondo anglosassone e università italiane.

Capire e usare le immagini

Da sinistra, la foto segnaletica della polizia di L.A. e le due copertine di Newsweek e di Time della stessa settimana. Siamo nel 1994. Correttamente stampata da Newsweek, la foto su Time è stata data in mano a un illustratore che ha reso O.J. Simpson con toni scuri che suggeriscono un'atmosfera fosca e in un certo senso colpevolizzante, pur essendo al tempo della pubblicazione unicamente stato accusato di uxoricidio ma non essendo ancora stato processato. La comunità dei lettori di Time ha rumorosamente protestato per questa manipolazione tendenziosa.

Le immagini fotografiche sono intrinsecamente ambigue, si prestano facilmente a essere manipolate e utilizzate strumentalmente. E' utile e necessario entrare in possesso di adeguati dispositivi di analisi e decodifica per poterci considerare cittadini alfabetizzati ai linguaggi visuali del terzo millennio.

Che razza di infografica

Ho chiesto alla redazione di Scienza in Rete di non intervenire sul testo del prossimo paragrafo, evidenziato in neretto. Spiegherò tra poco il perché.

Immaginamo infatti che questo inciput contiene alcuni straffalcioni, erori di oltograffia, concordanze sbagliati, paroli accéntati quanno invece no dovessero esserli e viceserva, coniugazzioni dei verbi aut ov control, insoma una serie di orrori propio da pena blù.

Fine dell’esperimento.