Il prossimo 30 settembre sarà inaugurato il Sardinia Radio Telescope alla presenza del Ministro dell'Istruzione della Ricerca e dell'Università, maria Chiara Carrozza. Si tratta di un radiotelescopio con specchio primario del diametro di 64 m, di concezione moderna, versatile, con diverse posizioni focali, e con una copertura di frequenza da 0,3 a 100 GHz. È il più grande in Europa il secondo al mondo. L'impianto, disegnato per applicazioni di Radioastronomia, Geodinamica e Scienze Spaziali, è stato finanziato principalmente dal MIUR, dall'Agenzia Spaziale Italiana e dalla Regione Autonoma della Sardegna. Il progetto SRT si inquadra in un ampio programma di sviluppo scientifico, tecnologico e di alta formazione in Sardegna e si configura come una facility internazionale di altissimo profilo. Oltre a studiare le sorgenti radio dell'Universo, il Sardinia Radio Telescope è stato pensato anche per operare quale stazione ricevente di Terra per le sonde interplanetarie e vi sono trattive già in corso con NASA e ESA da parte dell'Agenzia Spaziale Italiana. Infatti grazie alla sua parabola a grande diametro rappresenta lo strumento ideale per essere inserito nel Deep Space Telescope L'impianto, costato 70 milioni di euro, rappresenta un fiore all'occhiello dell'astronomia italiana e conferma l'avanguardia tecnologica e scientifica del nostro paese nell'ambito della radioastronomia
Si inaugura il Sardinia Radio Telescope
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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.
Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.
Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.