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Inquinamento e riscaldamento globale: cosa rischiamo?

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 Uno studio pubblicato poche settimane fa sulla rivista Environmental Science & Technology1 ha dimostrato scientificamente per la prima volta la diretta relazione fra inquinamento urbano e densità di popolazione. Sembra una banalità ma sono serviti rilevamenti satellitari per permettere agli scienziati della NASA di stabilire il nesso fra numero di abitanti e presenza di biossido di azoto (NO2), in Europa, Stati Uniti, India e Cina. I ricercatori, inoltre, hanno osservato che a parità di popolazione, i livelli di inquinamento variano da regione a regione. Per esempio, una città che conta un milione di abitanti in Europa registra livelli di diossido di azoto sei volte superiori a quelli di un centro ugualmente abitato in India. Questo è dovuto a differenze geografiche, al livello di industrializzazione e alla quantità di emissioni pro capite. Le quote specifiche per città di un milione di abitanti, misurate in parti per miliardo (o ppb = parts per billion) differiscono sensibilmente da stato a stato e anche fra continenti: 0,98 parti per miliardo negli USA, 1,33 in Europa, 0,68 in Cina e 0,23 in India. Ovunque (con punte addirittura superiori in Cina), il livello di inquinamento da biossido di azoto raddoppia quando la popolazione passa da 1 a 10 milioni di abitanti. Questo è un dato in un certo senso sorprendente visto che di solito città più estese sono più efficienti dal punto di vista del consumo energetico e delle emissioni pro capite. Eppure, i dati raccolti dalla NASA confermano che “più abitanti” significa sempre “più inquinamento”.

L’influsso negativo della presenza dell’uomo sull’ambiente è anche al centro delle riflessioni di un panel di oltre 800 scienziati internazionali, l’ Intergovernmental Panel on Climate Change, lo stesso gruppo che nel 2007 assieme ad Al Gore ha ricevuto il premio Nobel per la pace. A settembre è prevista la pubblicazione del loro quinto rapporto alle Nazioni Unite, un documento che costituirà la base per programmare le future politiche ambientali a livello globale. Rispetto all’ultimo rapporto, datato 2007, la situazione attuale appare tutt’altro che migliorata. Il panel addossa all’uomo con una certezza sempre maggiore (95% rispetto al 90% del IV rapporto), la responsabilità dell’aumento della temperatura terrestre registrato negli ultimi anni. Fra i temi prioritari analizzati nel documento, una bozza2 del quale è stata anticipata alla stampa specializzata e ad alcuni esperti, compaiono l’innalzamento dei mari e le emissioni di gas inquinanti. L’ottimismo dei negazionisti dei cambiamenti climatici viene definitivamente spazzato via: la situazione è grave, causata principalmente dall’attività umana, e le conseguenze saranno pesanti. Più della metà del surriscaldamento terrestre registrato dal 1951 al 2010 è responsabilità dell’uomo. Questo ha causato l’aumento della temperatura degli oceani e lo scioglimento di neve e ghiacciai, stravolgendo modelli climatici millenari. Per quanto riguarda l’innalzamento del livello dei mari, nella migliore delle ipotesi, da qui alla fine del secolo in corso, il Report calcola uno scarto di 25,4 centimetri, ma è assai probabile che le proiezioni più pessimistiche si avverino e che gli oceani crescano fino a 91,44 centimetri. In ogni caso, il rischio sarà enorme, soprattutto per le popolazioni di grandi città costiere come New York, Londra, Shanghai, Sydney, Miami, New Orleans, Venezia.

Il destino del livello dei nostri mari è strettamente legato all’emissione dei gas inquinanti. La percentuale di biossido di carbonio, il principale gas serra, rilevabile nell’atmosfera è aumentata del 41% rispetto ai giorni della Rivoluzione Industriale. Ipotizzando che il suo livello possa raddoppiare, e questa volta nel giro di soli pochi decenni, gli esperti calcolano un imminente aumento della temperatura globale stimabile in un minimo di 1,5 °C gradi fino a un massimo di oltre 2,7 °C. Le conseguenze dirette sarebbero (saranno?) catastrofiche: ulteriore scioglimento dei ghiacci, ondate di calore massive, difficoltà per la coltivazione di piante e per l’allevamento di bestiame, addirittura l’estinzione di razze animali.

Bibliografia: 

1 Lamsal L, Martin RV, Parrish DD, Krotkov NA, Scaling Relationship for NO2 Pollution and Urban Population Size: A Satellite Perspective, Environ Sci Technol. 2013 Jul 16;47(14):7855-61. Epub 2013 Jun 26.

2 Intergovernmental Panel on Climate Change, outline of the Fifth Assessment Report (AR5), http://www.ipcc.ch/pdf/ar5/ar5-outline-compilation.pdf


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