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Galassie piselline

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Immaginiamo di avere un archivio con le fotografie di un milione di persone che vorremmo opportunamente catalogare in vista di una indagine statistica. Fatti due conti del tempo occorrente, è facile constatare come il nostro tentativo andrebbe incontro a un misero fallimento. L'unica via d'uscita sarebbe poter contare sull'aiuto di migliaia di persone disposte a collaborare nella titanica impresa.

Questo è lo spirito che nel luglio 2007 ha animato la nascita del Galaxy Zoo Project. Da catalogare non c'erano immagini di persone, bensì quelle di un milione di galassie, l'immensa banca dati collezionata dai telescopi robotizzati della Sloan Digital Sky Survey. Aperto a chiunque voglia collaborare, nel primo anno il progetto ha visto la partecipazione di oltre 150 mila persone da ogni parte del mondo.

In questi giorni è stata annunciata l'ultima scoperta resa possibile da questa fantastica collaborazione. Carolin Cardamone (Yale University) e altri astronomi hanno infatti studiato in dettaglio 250 oggetti particolari che i volontari di Galaxy Zoo avevano scherzosamente catalogato con il nomignolo di "Green Peas" (letteralmente: pisellini) per il loro colore verdognolo, le piccole dimensioni e la forma tondeggiante. La ricerca, di prossima pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ha messo in luce che si tratta piccole galassie estremamente compatte, ma con un elevatissimo tasso di produzione stellare. Distanti tra 1,5 e 5 miliardi di anni luce, queste galassie sono cento volte meno massicce della Via Lattea, ma fabbricano stelle ad un ritmo dieci volte più intenso.

"Il loro studio dettagliato - ha sottolineato Kevin Schawinski, uno dei fondatori di Galaxy Zoo - potrà darci preziose informazioni sui meccanismi evolutivi delle galassie".

Fonti: 

Yale University 

Galaxy Zoo

Sloan Digital Sky Survey 

 

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Astronomia

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I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.

Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash

Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?