fbpx Galassie piselline | Scienza in rete

Galassie piselline

Primary tabs

Read time: 2 mins

Immaginiamo di avere un archivio con le fotografie di un milione di persone che vorremmo opportunamente catalogare in vista di una indagine statistica. Fatti due conti del tempo occorrente, è facile constatare come il nostro tentativo andrebbe incontro a un misero fallimento. L'unica via d'uscita sarebbe poter contare sull'aiuto di migliaia di persone disposte a collaborare nella titanica impresa.

Questo è lo spirito che nel luglio 2007 ha animato la nascita del Galaxy Zoo Project. Da catalogare non c'erano immagini di persone, bensì quelle di un milione di galassie, l'immensa banca dati collezionata dai telescopi robotizzati della Sloan Digital Sky Survey. Aperto a chiunque voglia collaborare, nel primo anno il progetto ha visto la partecipazione di oltre 150 mila persone da ogni parte del mondo.

In questi giorni è stata annunciata l'ultima scoperta resa possibile da questa fantastica collaborazione. Carolin Cardamone (Yale University) e altri astronomi hanno infatti studiato in dettaglio 250 oggetti particolari che i volontari di Galaxy Zoo avevano scherzosamente catalogato con il nomignolo di "Green Peas" (letteralmente: pisellini) per il loro colore verdognolo, le piccole dimensioni e la forma tondeggiante. La ricerca, di prossima pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ha messo in luce che si tratta piccole galassie estremamente compatte, ma con un elevatissimo tasso di produzione stellare. Distanti tra 1,5 e 5 miliardi di anni luce, queste galassie sono cento volte meno massicce della Via Lattea, ma fabbricano stelle ad un ritmo dieci volte più intenso.

"Il loro studio dettagliato - ha sottolineato Kevin Schawinski, uno dei fondatori di Galaxy Zoo - potrà darci preziose informazioni sui meccanismi evolutivi delle galassie".

Fonti: 

 

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

L`intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l`accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell`epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento. Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.