fbpx Empatia, la predisposizione dei bonobo | Scienza in rete

Empatia, la predisposizione dei bonobo

Primary tabs

Read time: 2 mins

Quali siano le origini del sentimento che proviamo nei confronti di individui in difficoltà è materia complessa, ma un recente studio osservativo sui bonobo, pubblicato su Plos One il 30 gennaio, contribuisce a far luce su alcuni aspetti. Zanna Clay e altri ricercatori della Emory University di Atlanta (Georgia, Stati Uniti) hanno scoperto che la capacità di provare empatia - quindi di immedesimarsi nell’altro - e la propensione alla consolazione non nascono necessariamente da capacità cognitive avanzate, come si potrebbe pensare, ma che un fattore fondamentale nel loro sviluppo è invece la presenza di una relazione parentale stabile.

Lo studio ha monitorato giovani bonobo, grandi scimmie note per la vicinanza filogenetica con gli esseri umani, che popolano il santuario di Lola ya Bonobo nella Repubblica Democratica del Congo. I bonobo erano di età compresa fra i tre e i sette anni (corrispondente al periodo che va dall’età pre-scolastica alla scuola primaria per gli esseri umani). La maggior parte di loro sono orfani, perché i genitori sono stati vittime di caccia; altri, invece, sono stati allevati dalle madri biologiche.
Considerando gli oltre 350 conflitti insorti tra i membri del gruppo nel corso di diversi mesi, i ricercatori hanno osservato che, spesso, bonobo che avevano assistito allo scontro si avvicinavano allo “sconfitto” per confortarlo, con abbracci, baci, carezze, e talvolta comportamenti sessuali; e la consolazione aveva l’effetto di alleviare lo stress del destinatario.
Ebbene, l’atto di consolare si osservava con maggiore frequenza nei bonobo più giovani, smentendo l’assunto che si basi su meccanismi cognitivi avanzati, che emergono solo con l’età. I bonobo orfani, d’altra parte, erano meno predisposti a offrire conforto, a indicare che un legame parentale stabile favorisce lo sviluppo del comportamento di consolazione.

Ricerche future si concentreranno più nel dettaglio sull’emergere del comportamento di consolazione nei bonobo nei primi stadi di vita.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Scienze cognitive

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.