fbpx La memoria dei batteri | Page 21 | Scienza in rete

La memoria dei batteri

Read time: 2 mins

"Le innovazioni qui riportate ispireranno ulteriori sforzi per spingere più in là la frontiera dei sistemi biologici modificati". Il commento di Michael Jewett, biotecnologo della NorthwesternUniversity, si riferisce alla creazione di circuiti genetici all'interno di cellule vive, capaci di memorizzare i risultati delle operazioni eseguite. Il risultato è stato conseguito da tre ricercatori del MIT e pubblicato il 10 febbraio su Nature Biotecnology. Gli autori dello studio sono Piro Siuti, John Yazbek e Timothy K Lu.

 I circuiti genetici inseriti nelle cellule di batteri Escherichia coli non solo sono in grado di eseguire funzioni logiche ma, cosa mai sperimentata finora, possono ricordare il risultato e codificarlo nel DNA della cellula. Questo permette la trasmissione dell'informazione memorizzata alle future generazioni.

Una funzione del circuito, costruito con parti genetiche intercambiabili, è quella di rilevare tracce di sostanze chimiche nell'aria e generare una risposta specifica: la produzione di una proteina verde fluorescente. Ma la risposta non avviene solo in presenza dello stimolo, poiché sin dal primo input il sistema verrebbe irrimediabilmente alterato, creando una memoria permanente dell'evento. "Possiamo dimostrare un mantenimento a lungo termine della memoria per almeno 90 generazioni di cellule e la capacità di interrogarne lo stato tramite gli indicatori fluorescenti" affermano gli scienziati.

Questa tecnologia potrà in futuro offrire un migliore controllo sulla creazione di cellule progettate per produrre biocarburanti, farmaci o altri composti. Il comando potrà essere dato una sola volta alla cellula che lo terrà in memoria trasmettendolo anche alle prossime generazioni. Un`altra prospettiva è quella di sfruttare la memoria della cellula per programmarne l`evoluzione da staminale verso la specializzazione specificata dall`input iniziale dato dai ricercatori.

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Giove rimpicciolisce (di poco): la nuova misura dalla missione Juno

giove

Nuove analisi combinate dei dati della sonda Juno e del telescopio spaziale Hubble aggiornano con precisione senza precedenti la forma di Giove, che risulta leggermente più compatto rispetto alle stime storiche derivate da Pioneer e Voyager, con raggi polare ed equatoriale inferiori rispettivamente di circa 12 e 4 km. Questi risultati, da poco pubblicati su Nature Astronomy, introducono vincoli più stringenti sui modelli della struttura interna dei giganti gassosi e migliora la calibrazione delle relazioni massa–raggio usate per interpretare gli esopianeti.

Nell'immagine di copertina: il pianeta Giove. Crediti: Kevin M. Gill (CC-BY) based on images provided courtesy of NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS

Dopo oltre quarant’anni, nuovi dati della missione Juno della NASA e del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di ricalcolare con precisione senza precedenti la forma di Giove, rivelando che il pianeta è leggermente più compatto rispetto a quanto indicato dalle stime storiche. Il risultato, pubblicato su Nature Astronomy, introduce un nuovo vincolo quantitativo sui modelli interni di Giove e, più in generale, sulla fisica dei pianeti giganti.