fbpx Grido d'allarme per gli orsi polari | Scienza in rete

Grido d'allarme per gli orsi polari

Read time: 2 mins

È un grido d’allarme, quello lanciato dal biologo Andrew Derocher dell’Università di Alberta (Canada). Lo scienziato ha coordinato un documento, redatto con altri undici studiosi di tutto il mondo, in cui chiede ai Governi prese di posizione concrete sul riscaldamento globale, che sta mettendo a repentaglio l’ecosistema delle specie in via di estinzione, in particolare degli orsi polari.

Su “Conservation Letters”, la rivista scelta per le loro rimostranze verso la politica, gli scienziati scrivono: «Vogliamo che i Governi siano pronti ad affrontare il peggiore scenario possibile: servono piani di organizzazione e conservazione degli orsi polari».

Questa specie, infatti, in assenza di ghiaccio è costretta a ritirarsi sulla terraferma e da lì non può cacciare la sua preda principale: la foca.

Secondo Greenpeace, se non si interviene sul riscaldamento climatico, «entro la fine del secolo la temperatura globale probabilmente raggiungerà il picco più alto degli ultimi due milioni di anni». E le previsioni di uno studio comparso su Nature nel 2010 e citato da Derocher e dal suo gruppo parla di estinzione di due terzi degli orsi polari entro il 2050, se non ci sarà un’inversione di rotta.

Gli scienziati affermano di non voler imporre strategie particolari. L’obiettivo è confrontarsi con la politica sulle conseguenze del riscaldamento globale per le popolazioni animali e trovare assieme la migliore strategia d’intervento. «Le decisioni migliori sono quelle prese in anticipo sul problema» ricordano nel loro documento. 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Indice: 

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.