fbpx Grido d'allarme per gli orsi polari | Scienza in rete

Grido d'allarme per gli orsi polari

Primary tabs

Read time: 2 mins

È un grido d’allarme, quello lanciato dal biologo Andrew Derocher dell’Università di Alberta (Canada). Lo scienziato ha coordinato un documento, redatto con altri undici studiosi di tutto il mondo, in cui chiede ai Governi prese di posizione concrete sul riscaldamento globale, che sta mettendo a repentaglio l’ecosistema delle specie in via di estinzione, in particolare degli orsi polari.

Su “Conservation Letters”, la rivista scelta per le loro rimostranze verso la politica, gli scienziati scrivono: «Vogliamo che i Governi siano pronti ad affrontare il peggiore scenario possibile: servono piani di organizzazione e conservazione degli orsi polari».
Questa specie, infatti, in assenza di ghiaccio è costretta a ritirarsi sulla terraferma e da lì non può cacciare la sua preda principale: la foca.
Secondo Greenpeace, se non si interviene sul riscaldamento climatico, «entro la fine del secolo la temperatura globale probabilmente raggiungerà il picco più alto degli ultimi due milioni di anni». E le previsioni di uno studio comparso su Nature nel 2010 e citato da Derocher e dal suo gruppo parla di estinzione di due terzi degli orsi polari entro il 2050, se non ci sarà un’inversione di rotta.

Gli scienziati affermano di non voler imporre strategie particolari. L’obiettivo è confrontarsi con la politica sulle conseguenze del riscaldamento globale per le popolazioni animali e trovare assieme la migliore strategia d’intervento. «Le decisioni migliori sono quelle prese in anticipo sul problema» ricordano nel loro documento. 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Indice: 
Riscaldamento globale

prossimo articolo

Quando nasce davvero l’ambientalismo?

manifestazione ambientalista

"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.