fbpx Due proteine danno forma al cervello | Page 7 | Scienza in rete

Due proteine danno forma al cervello

Read time: 2 mins

Arriva dalla Germania uno studio che fa luce sulle fasi iniziali dello sviluppo cerebrale e sulle cause di alcune malattie del sistema nervoso.

I ricercatori del German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE) di Bonn, in collaborazione con il Max Planck Institute of Neurobiology di Monaco, hanno individuato due proteine chiave per la formazione dei prolungamenti citoplasmatici, i cosiddetti neuriti. ADF (actin depolymerizing factor) e cofilina i nomi delle due molecole che sembrano essere in grado di controllare il cambiamento della forma della cellula attraverso una riorganizzazione strutturale.

Fino a ora poco si sapeva sui meccanismi molecolari alla base di tale processo: appena nati i neuroni hanno una forma indefinita, per lo più tondeggiante e appaiono privi di ramificazioni. “Sono molto simili a un'isola, separati gli uni dagli altri e senza nessun contatto diretto con altre cellule" commenta Frank Bradke, group leader al DZNE di Bonn. Solo in seguito alla formazione dei neuriti, le cellule nervose riescono a collegarsi e comunicare tra loro.

Analizzando i neuroni di topo, gli scienziati tedeschi hanno dimostrato che il complesso ADF/cofilina agisce come delle forbici che tagliano le strutture di sostegno della cellula. Nelle aree lasciate vuote, si inseriscono i microtubuli che riescono così ad estendersi al di fuori del corpo cellulare fino a formare i neuriti.

Lo studio pubblicato a dicembre su Neuron dimostra anche l'importanza di ADF/cofilina nello sviluppo neuronale: topi privi di entrambe le proteine mostrano gravi anomalie[la1]  in tutte le aree del cervello proprio a causa della mancata crescita dei neuriti. Tale scoperta si rivela promettente per malattie o malformazioni del sistema nervoso associate a neuriti sottosviluppati oppure in caso di infortuni quando i neuroni danneggiati devono ricreare le loro connessioni.

Autori: 
Sezioni: 
Biologia

prossimo articolo

I gatti della signora Augusta: storie di cura e Slow Medicine

mano di medico e paziente che si stringono

In un contesto sanitario segnato da eccessi diagnostici, conflitti d’interesse e perdita di senso della relazione di cura, "I gatti della signora Augusta" offre una lettura critica e insieme concreta della Slow Medicine. E mostra come sobrietà, rispetto e tempo possano tornare a essere strumenti essenziali della pratica medica.

Anche se meno bellicosi degli attuali, i precedenti non sono stati anni di pace. E in quella semibolgia continua mi sono capitati e ho recensito libri d’ogni genere, quasi tutti buoni. Quello di oggi però l’ho tenuto sempre vicino al tavolo, semisommerso da altri libri, come un memento etico. Presto me ne sarei occupato, dicevo a me stesso. E così, con colpevole ritardo, eccomi.