fbpx Pulire le emissioni con fotochimica | Page 3 | Scienza in rete

Pulire le emissioni con fotochimica

Read time: 2 mins

Un nuovo depuratore promette di risolvere molti problemi degli stabilimenti inquinanti, alle strette con norme europee più severe sulle emissioni di composti organici volatili (VOC). Si chiama “acceleratore fotochimico atmosferico”, è stato inventato e brevettato da un chimico dell'Università di Copenhagen, Matthew Johnson.

Il sistema riproduce il fenomeno della decomposizione fotochimica che avviene naturalmente in atmosfera. I composto organici volatili interagiscono con i raggi ultravioletti, legandosi alle molecole di ozono presenti nell'aria. Le particelle che si formano vengono “lavate via” dalla pioggia. Nell'acceleratore fotochimico la velocità dell'intero processo, che si svolge all'interno di cinque camere di alluminio poste sul tetto dell'impianto, è potenziata. In pratica, le emissioni vengono eliminate e non semplicemente diluite in atmosfera attraverso i tradizionali camini. Il progetto è stato sviluppato “nella più assoluta segretezza”. Lo scienziato e la compagnia che ha investito nella ricerca, la danese Infuser, volevano essere certi dell'efficacia del metodo prima di presentarlo pubblicamente. E' stato testato ad Aarhus, nell'impianto industriale Jysk Miljoerens.

“La percentuale di trattamento delle emissioni dipende dall'inquinamento e dal flusso d'aria, mediamente è intorno al 50%” ha spiegato  Matthew Johnson. “L'impianto di Jysl Miljoerens tratta le acque di sentina delle navi: una mistura di acqua marina, olio lubrificante, refrigeranti, combustibile diesel e HSFO (High Sulfur Fuel Oil). I livelli di inquinamento variano nell'arco della giornata, con picchi di oltre 1000 ppm di metano equivalente”.

L'acceleratore fotochimico ha ottenuto risultati particolarmente positivi sulle emissioni maleodoranti derivate dal trattamento del gasolio e degli ossidi di zolfo. Il depuratore funziona sui composti organici volatili, ma anche sulla maggior parte delle sostanze inquinanti prodotte durante il processo industriale. Con alcune eccezioni, come per esempio l'anidride carbonica e il radon. Il risultato della reazione fotochimica viene raccolto attraverso un precipitatore elettrostatico (prodotto da una ditta italiana partner nel progetto).

Secondo Mattew Johnson, “il nuovo sistema è adatto a tutte quelle industrie che hanno problemi di esalazioni maleodoranti: impianti di processamento alimentare, verniciatura e stampa, produzione di asfalti o sostanze chimiche usate in agricoltura”.

Qui è consultabile la press release dell'Università di Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Inquinamento

prossimo articolo

Dentro la stanza ginecologica: perché il design è anche una questione di salute

ginecologo con speculum in mano

E se la visita ginecologica non fosse un rituale immutabile, ma una scena da riscrivere? Nel suo saggio "La sedia del sadico", Chiara Alessi mostra come strumenti e spazi medici riflettano gerarchie e standard costruiti sul corpo maschile, contribuendo al disagio di molte pazienti. Ripensare design, ruoli e prospettive non è solo una questione simbolica: può trasformare l’esperienza della cura e migliorare l’accesso alla salute.

Immaginate di essere nello studio del vostro ginecologo o della vostra ginecologa.  L’esperienza è condizionata dagli oggetti che si trovano nella stanza ginecologica. C’è una differenza, però, rispetto al solito: infatti non siete lì in quanto paziente ma siete voi stesse la figura medica. Per una volta avete il potere e il privilegio di decidere: cosa cambiereste di questo ambiente per sentirvi più a vostro agio durante la visita?