fbpx Pulire le emissioni con fotochimica | Page 19 | Scienza in rete

Pulire le emissioni con fotochimica

Read time: 2 mins

Un nuovo depuratore promette di risolvere molti problemi degli stabilimenti inquinanti, alle strette con norme europee più severe sulle emissioni di composti organici volatili (VOC). Si chiama “acceleratore fotochimico atmosferico”, è stato inventato e brevettato da un chimico dell'Università di Copenhagen, Matthew Johnson.

Il sistema riproduce il fenomeno della decomposizione fotochimica che avviene naturalmente in atmosfera. I composto organici volatili interagiscono con i raggi ultravioletti, legandosi alle molecole di ozono presenti nell'aria. Le particelle che si formano vengono “lavate via” dalla pioggia. Nell'acceleratore fotochimico la velocità dell'intero processo, che si svolge all'interno di cinque camere di alluminio poste sul tetto dell'impianto, è potenziata. In pratica, le emissioni vengono eliminate e non semplicemente diluite in atmosfera attraverso i tradizionali camini. Il progetto è stato sviluppato “nella più assoluta segretezza”. Lo scienziato e la compagnia che ha investito nella ricerca, la danese Infuser, volevano essere certi dell'efficacia del metodo prima di presentarlo pubblicamente. E' stato testato ad Aarhus, nell'impianto industriale Jysk Miljoerens.

“La percentuale di trattamento delle emissioni dipende dall'inquinamento e dal flusso d'aria, mediamente è intorno al 50%” ha spiegato  Matthew Johnson. “L'impianto di Jysl Miljoerens tratta le acque di sentina delle navi: una mistura di acqua marina, olio lubrificante, refrigeranti, combustibile diesel e HSFO (High Sulfur Fuel Oil). I livelli di inquinamento variano nell'arco della giornata, con picchi di oltre 1000 ppm di metano equivalente”.

L'acceleratore fotochimico ha ottenuto risultati particolarmente positivi sulle emissioni maleodoranti derivate dal trattamento del gasolio e degli ossidi di zolfo. Il depuratore funziona sui composti organici volatili, ma anche sulla maggior parte delle sostanze inquinanti prodotte durante il processo industriale. Con alcune eccezioni, come per esempio l'anidride carbonica e il radon. Il risultato della reazione fotochimica viene raccolto attraverso un precipitatore elettrostatico (prodotto da una ditta italiana partner nel progetto).

Secondo Mattew Johnson, “il nuovo sistema è adatto a tutte quelle industrie che hanno problemi di esalazioni maleodoranti: impianti di processamento alimentare, verniciatura e stampa, produzione di asfalti o sostanze chimiche usate in agricoltura”.

Qui è consultabile la press release dell'Università di Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Inquinamento

prossimo articolo

Infermiere e infermieri, colonne portanti di Medici Senza Frontiere

Ettore Mazzanti del consiglio direttivo di MSF

Da aprile, a guidare Medici Senza Frontiere sono due infermieri, Martina Marchiò ed Ettore Mazzanti.  Segno di un modello in cui la professione infermieristica è centrale non solo nella cura, ma anche nella gestione delle emergenze e nel coordinamento dei progetti umanitari. Dalle guerre alle epidemie, dalle crisi nutrizionali ai campi profughi, l’esperienza maturata sul campo da infermiere e infermieri di MSF diventa un patrimonio di competenze cliniche, organizzative e relazionali che può arricchire anche il sistema sanitario italiano.

La sezione italiana di Medici Senza Frontiere ha recentemente rinnovato il proprio consiglio direttivo, affidando i ruoli di presidente e vicepresidente a due infermieri, Ettore Mazzanti e Martina Marchiò. È una scelta che non rappresenta un’eccezione all’interno dell’organizzazione, ma che riflette una caratteristica strutturale di MSF: la posizione centrale della professione infermieristica non solo nell’assistenza clinica, ma anche nella gestione dei progetti umanitari e nel coordinamento operativo sul campo.