fbpx Il rock accorcia la vita | Page 4 | Scienza in rete

Il rock accorcia la vita

Read time: 3 mins

Gli storici del rock l’avevano già sospettato, riunendo nel Club27 le star che hanno lasciato le scene in modo tragico, in giovanissima età. Una ricerca pubblicata sulla rivista online BMJ Open, condotta al Centre for Pubblic Health di Liverpool conferma adesso quanto sia a rischio la vita dei giovani rocker. Non sono stati solo Jim Morrison, Jimi Hendrix o Kurt Cobain – tutti membri del “club”, morti all’età di 27 anni – le vittime del rock: lo studio rivela infatti che, negli ultimi 50 anni, i musicisti hanno avuto statisticamente la tendenza a morire molto prima rispetto alla media della popolazione generica.

Il report “Dying to be famous”, oltre a confermare la tragica tendenza - già nota agli appassionati di musica rock – fornisce anche un quadro più dettagliato su quali siano i fattori determinanti e i contesti più favorevoli. Su un campione di 1489 musicisti rock, dal 1956 al 2006, risulta che il livello di morti premature è del 5,4% per i componenti di una band, mentre sale addirittura al 9,8% per i performers singoli (come Elvis Presley o Whitney Houston, ad esempio) e i dati sono raddoppiati se circoscritti al solo scenario nordamericano.  - l’età media di morte prematura stimata è di 45 anni per gli artisti europei, 39 per gli americani. Secondo il report, inoltre, un terzo di queste vittime del rock hanno subito qualche forma di abuso in età infantile. La ricerca rivela anche che un terzo dei musicisti che muoiono prematuramente hanno subito abusi in età infantile (indicate come violenze fisiche, sessuali o emotive), a cui si aggiungono convivenze prolungate con fenomeni di depressione cronica, malattie mentali, difficoltà di relazione di carattere familiare e uso incontrollato di sostanze stupefacenti.

La musica come scelta di vita diventa, in sostanza, una via di fuga e un tentativo di colmare insicurezze personali. Secondo Mark Bellis, professore della John Moores University di Liverpool e coordinatore del progetto insieme a Tom Hennell, alle cause di tipo psicologico si aggiungono caratteristiche più strettamente culturali: “Si trova una concentrazione più elevata di situazioni avverse durante l’infanzia nelle zone più povere. Le morti premature sono più alte in America che Europa, perchè nel vecchio continente ci sono differenti sistemi di assistenza sanitaria e di concezione della carriera artistica, mentre negli Stati Uniti il rischio sale anche perchè qui c'è un accesso più facile all'acquisto delle armi“.

La conferma statistica disponibile, 

 

 

 

Autori: 

prossimo articolo

Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Una persona che indossa un esoscheletro a fianco di una fisioterapista in un laboratorio di analisi del movimento

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.

«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.