fbpx La comunicazione secondo i fisici | Scienza in rete

La comunicazione secondo i fisici

Primary tabs

Read time: 4 mins

Presentati a Milano i risultati dell’indagine “I fisici italiani e la comunicazione della scienza”, condotta dal Gruppo di ricerca “Comunicazione della scienza ed Educazione”(COMeSE) dell’IRPPS, l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, e dal “Centro Interuniversitario Agorà Scienza” di Torino. Nella mattina del 18 settembre, presso l’Area della Ricerca del CNR di Milano, sono stati resi noti i risultati più importanti dello studio all’interno di un convegno organizzato ad hoc, con l’obiettivo di discuterli e di confrontarsi con ricercatori e comunicatori della scienza. Il target di riferimento della ricerca sono stati 5335 ricercatori appartenenti alla comunità scientifica dei fisici, in cui rientrano ricercatori di alcuni importanti enti di ricerca (CNR, INAF e INFN), oltre che docenti e ricercatori universitari. Tra gennaio e febbraio 2012, gli intervistati sono stati chiamati a rispondere a una serie di domande sulle attività di comunicazione eventualmente messe in atto durante gli ultimi anni di lavoro.

Come sottolinea Valentina Amorese, dell’IRPPS-CNR, la prima valenza dello studio è quello di andare a consolidare una tendenza degli ultimi anni: oltre a studiare la percezione che ne ha il pubblico, si presta attenzione anche su cosa pensano i ricercatori in merito alla comunicazione della scienza, essendo spesso motori della stessa.

La reputazione dei fisici in termini di comunicazione scientifica

Buono il riscontro ottenuto, vedendo mediamente un 30% di aderenti all’indagine, con punte di 40% nei casi dei ricercatori del CNR e dell’INAF. Questo primo dato è in coerenza con le dichiarazioni di Valentina Amorese, la quale argomenta la scelta di focalizzarsi sulla comunità dei fisici in quanto riconosciuta particolarmente attiva e attenta alle pratiche di comunicazione. Infatti, dall’indagine risulta che circa l’80% di coloro che hanno risposto al questionario, hanno praticato almeno un’attività di comunicazione negli ultimi 3 anni. Il 36,% degli stessi ha dichiarato di essere stato impegnato in attività di scrittura e di editoria, dimostrando come questa sia tuttora una voce tra le più importanti nell’insieme delle pratiche di comunicazione.

La comunicazione incontra gli studenti

Tra le pratiche preferite dagli intervistati spiccano la partecipazione a conferenze, poi festival e mostre, attività, dunque, tutte rivolte tutte essenzialmente a un pubblico non specialista. Se per i ricercatori specifici del mondo universitario primeggiano quelle dedite all’orientamento, in generale assumono particolare rilevanza le attività studiate per le scuole di primo e di secondo grado. Questa tendenza fa così risultare quello degli studenti, di conseguenza anche quello degli insegnanti, il target preferito della comunicazione scientifica, a scapito delle fasce di popolazione più adulta e anziana.

Ancora un’attività individuale e marginale

Se i primi dati dimostrano la forte presenza dei fisici nelle pratiche di comunicazione, allo stesso tempo, l’80% degli intervistati dichiara di non aver seguito corsi di formazione dedicati alla comunicazione, anche se avrebbero piacere nel seguirne uno. Questo e altri indicatori sottolineano il problema sostanziale che riguarda la comunicazione della scienza, e che dopo l’indagine è ancor più manifesto: risultare spesso una pratica considerata minore se non del tutto marginale. Un dato allarmante in tal senso è il fatto che ben  il 20% degli intervistati reputano che la propria comunità scientifica non sia interessata alle pratiche di comunicazione scientifica. Percezione coerente con un altro indice negativo, ovvero che chi risulta attivo in termini di comunicazione scientifica raramente è spinto e stimolato dallo stesso ente per cui lavora. La decisione di aprirsi alla comunicazione scientifica sembra esser essenzialmente presa su base volontaria, visto che solo il 3% dei casi intervistati ha dichiarato di aver ricevuto da parte dell’ente un finanziamento per le attività di comunicazione messe in atto.

Il pubblico e la sua percezione della comunicazione scientifica

Questi dati risultano ancora più allarmanti se confrontati con la percezione che il pubblico ha dell’impegno che la comunità scientifica dimostra in termini di comunicazione. Infatti ben l’80% dichiara che reputa poco o molto poco l’impegno degli scienziati nelle attività di comunicazione. Questo è un ulteriore suggerimento di come dovrebbe essere rivaluta una pratica, quella della comunicazione scientifica, sottovalutata e poco valorizzata già all’interno degli istituti di ricerca.

Autori: 
Sezioni: 
CNR

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.