fbpx Venere e i suoi vulcani | Scienza in rete

Venere e i suoi vulcani

Primary tabs

Read time: 2 mins

Sei anni di dati raccolti dalla sonda dell'ESA Venus Express mostrano importanti variazioni nella quantità di anidride solforosa presente nell'atmosfera di Venere: un'intrigante spiegazione chiama in causa grandi eruzioni vulcaniche.

Nel 2006, appena arrivata alla sua destinazione, Venus Express cominciò a rilevare un significativo aumento nella densità media di anidride solforosa presente nell'atmosfera del pianeta, seguito, nei mesi successivi, da una altrettanto rapida diminuzione. Negli ultimi tempi la densità si è nuovamente riportati su valori dieci volte più grandi. Le elevate concentrazioni registrate dalla sonda non possono che puntare a un'origine recente. Il gas, infatti, non appena raggiunge l'alta atmosfera di Venere viene rapidamente distrutto dalla radiazione solare e dunque ci deve essere un meccanismo in grado di rifornirlo.

In uno studio pubblicato su Nature Geoscience, Emmanuel Marcq (Laboratoire Atmosphère, Milieux, Observations Spatiales) e i suoi collaboratori suggeriscono due possibili spiegazioni. Una di queste chiama in causa l'esistenza di una variabilità decennale nella circolazione atmosferica di Venere, che risulterebbe dunque molto più complessa di quanto oggi sappiamo. L'ipotesi che riscontra più favori, però, potrebbe essere quella vulcanica: l'eccesso di anidride solforosa registrato dalla Venus Express sarebbe cioè da imputare a recenti eruzioni vulcaniche. Sulla superficie di Venere si innalzano molti vulcani, ma individuare la struttura responsabile è quasi impossibile. La rapida circolazione atmosferica del pianeta, infatti, è in grado di disperdere in pochi giorni l'anidride solforosa su tutto quanto il pianeta.

Una conferma indiretta dell'ipotesi vulcanica verrebbe da precedenti osservazioni infrarosse della superficie di Venere. In esse, i flussi lavici individuati sulla cima di alcuni coni vulcanici mostravano una composizione differente da quelli circostanti, una caratteristica che punta in direzione di un'origine recente.

ESA

Autori: 
Sezioni: 
Sistema solare

prossimo articolo

Né pappagalli, né menti aliene: l'etologia degli algoritmi

Testa robotica

Se le macchine abbiano una mente resta una domanda aperta, ma l'analogia più intuitiva – quella con la coscienza di un gatto – non regge: al gatto la inferiamo per continuità evolutiva, alla macchina solo per convergenza di prestazioni. Studiarle come farebbe un etologo è una pista promettente, ma senza la storia evolutiva della griglia di Tinbergen rischia di restare comportamentismo travestito.
Nell’immagine: Kismet- Rama, CC BY-SA 3.0 FR via Wikimedia Commons
 

Quando una domanda arriva in copertina sull'Economist, significa, quale che sia il giudizio che se ne dà, che intorno a essa si stanno concentrando capitali e persone e che aspira a diventare un argomento rilevante della discussione pubblica. La domanda è se le intelligenze artificiali siano coscienti o lo possano diventare, ovvero se qualcosa di operativamente definibile come attività mentale accada all'interno di questi sistemi statistico-predittivi.