fbpx In Sicilia un telescopio per neutrini | Scienza in rete

In Sicilia un telescopio per neutrini

Read time: 1 min

L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ospita in questi giorni, presso i Laboratori Nazionali del Sud (LNS), i maggiori esperti a livello europeo nel campo dell'astrofisica del neutrino. Il progetto per la costruzione di KM3NeT - un telescopio sottomarino che scruterà i fondali del mediterraneo a 3500 metri di profondità per studiare i neutrini provenienti da supernovae o originati da collisioni cosmiche - porterà la Sicilia a diventare un riferimento per la ricerca di frontiera nella fisica delle astroparticelle. ORCA, il meeting organizzato a Catania, ha lanciato la possibilità' di usare KM3Net per misurare la gerarchia di massa dei neutrini

KM3NeT è, infatti, un'infrastruttura  ad altissimo impatto tecnologico su cui l'Europa sta puntando per il futuro della fisica. L'Italia viene rappresentata in questo progetto con una componente operativa fondamentale, attraverso i laboratori LNS che coordinano la costruzione delle infrastrutture sottomarine a largo di Capo Passero e di Catania. In quest'ultimo sito è già attivo un osservatorio multidisciplinare con applicazioni anche nel campo della geofisica, della vulcanologia e della biologia marina, nato dalla collaborazione con l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Dopo il centro di Erice fondato da Antonino Zichichi, la ricerca scientifica siciliana trova così una nuova spinta per le sue eccellenze, con un progetto internazionale che vede la partecipazione di 40 istituzioni di 10 paesi.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
INFN

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.