fbpx La neve di Marte | Page 2 | Scienza in rete

La neve di Marte

Read time: 1 min

Sono ben quattro gli studi riguardanti le scoperte della sonda Phoenix, al lavoro da oltre tredici mesi sulla superficie di Marte, pubblicati sull'ultimo numero di Science. Il più curioso - e anche inatteso - riporta la possibilità che sul Pianeta rosso si possa assistere a vere e proprie nevicate.

A suggerire questa possibilità è il team guidato da James Whiteway (York University di Toronto) sulla base delle misurazioni effettuate con lo strumento LIDAR (Light Detection and Ranging), una apparecchiatura che emette impulsi laser verso gli strati più bassi dell'atmosfera di Marte e acquisisce informazione dal modo in cui la luce viene riflessa dalle nubi e dalle polveri.

Le rilevazioni non solo hanno messo in luce la presenza di nubi di vapore d'acqua molto simili ai cirri terrestri, ma anche la formazione di cristalli di ghiaccio destinati poi a precipitare verso il suolo nel corso della notte. Whiteway e i suoi collaboratori riferiscono di aver osservato queste nubi portatrici di neve ogni notte da quando su Marte, in seguito al passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, la temperatura ha cominciato a diminuire. A rifornire le nubi ci penserebbe un efficiente meccanismo di convezione e di turbolenza, in grado di riportare in quota il vapore d'acqua originatosi dalla sublimazione diurna del ghiaccio precipitato al suolo.

Fonte: Science

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.