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L'isola che non c'è

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Geologi dell'Università di Sydney scoprono che un'isola da sempre data per reale, riportata in mappe prestigiose e addirittura presente in Google Earth... in realtà non esiste proprio.

Tutto nasce quando alcuni ricercatori, in navigazione con la nave scientifica Southern Surveyor per uno studio nel Mar dei Coralli orientale, notano che, mentre le loro carte di navigazione indicano in quell'area una profondità di 1400 metri, le mappe impiegate per i dati meteorologici segnalano la presenza di un'isola. A quali carte credere?
Lo sconcerto dei ricercatori aumenta ancor di più quando notano che l'isola misteriosa non solo era presente, con il nome di Sandy Island, sia su Google Earth che su Google maps, ma persino sul prestigioso Times Atlas of the World, sul quale le veniva assegnato il nome di Sable Island. Nel Mar dei Coralli, comunque, dell'isola non c'era assolutamente nessuna traccia, e questo nonostante da almeno una dozzina d'anni la sua presenza venisse regolarmente riportata dalle pubblicazioni scientifiche.

Difficile trovare la fonte di un simile errore. Qualcuno, malignando, ha suggerito un inserimento volutamente errato di qualche cartografo. Più verosimilmente, non ha funzionato a dovere la continua opera di correzione e aggiornamento delle mappe. La cosa certa è che, se non fosse stato per la spedizione australiana in quelle acque, probabilmente l'isola che non c'è avrebbe fatto mostra sé sulle mappe per molto tempo ancora.

University of Sydney - ABC Science

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

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