Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience, la chemochina CXCL3 potrebbe essere responsabile dell’insorgenza del medulloblastoma. La ricerca è stata condotta dall’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr), in collaborazione con l’Istituto di Scienze Neurologiche del Cnr e la Fondazione Santa Lucia. I medulloblastomi sono tumori che originano dalle cellule nervose primitive, costituiscono il 4-10% dei tumori primitivi dell'encefalo. Nei pazienti sotto i venti anni ammontano a quasi il 20% dei tumori del sistema nervoso centrale. Nel 70% dei casi interessano i bambini. Studiando la trasformazione neoplastica delle cellule “progenitrici” dei neuroni del cervelletto, i ricercatori hanno evidenziato in un modello murino, che la molecola CXCL3 regola la migrazione dei progenitori neuronali. "Avevamo già scoperto che un particolare gene, TIS21, funziona come soppressore del medulloblastoma, una delle più frequenti neoplasie infantili, ma non conoscevamo il meccanismo molecolare di questa sua funzione", spiega Felice Tirone, coordinatore della ricerca. Il gene TIS21 è stato inattivato, in una linea di topo che sviluppa il medulloblastoma spontaneamente, ma con frequenza molto bassa, per generare così una linea in cui la neoplasia si manifestasse nella gran parte della prole. Analizzando il cervelletto, hanno trovato un rilevante numero di lesioni neoplastiche di grosse dimensioni, scoprendo quindi che i precursori delle cellule neuronali avevano perduto la capacità di muoversi dalla superficie di questa parte del cervello. In un topo normale infatti queste cellule, durante le prime fasi dello sviluppo postnatale, migrano dalla superficie verso l'interno, dove smettono di proliferare e si differenziano in neuroni “maturi”. “Se la migrazione è inibita, i precursori neuronali rimangono invece sulla superficie, dove continuano a proliferare andando incontro alla trasformazione neoplastica", spiega Tirone. Lo studio dell’espressione genica, condotto mediante microarray sull’intero genoma, ha rivelato che nella linea in cui è stato inattivato TIS21 è inibita l’espressione della chemochina CXCL3, e che in sua assenza è impedita la naturale migrazione dei neuroni del cervelletto al cervello. Trattando però il medulloblastoma con CXCL3, è possibile tornare a stimolare la migrazione dei precursori neuronali, anche di quelli in stadio pre-neoplastico, riducendo così l'estensione delle lesioni tumorali. “C’è naturalmente ancora molto lavoro da fare, ma questi risultati aprono nuove e importanti prospettive terapeutiche”, conclude Tirone. L'utilizzo della chemochina CXCL3 come agente terapeutico nel medulloblastoma è stato brevettato dal Cnr. La ricerca è stata possibile grazie ai finanziamenti dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.
chemochina contro il medulloblastoma
prossimo articolo
(Ri)guardare ER nel 2026

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.
Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea
Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.