Grazie al VLT e al CFH Telescope è stato individuato, a circa 100 anni luce da noi, un corpo celeste che, con ogni probabilità, è un pianeta che vaga per la Galassia senza una stella cui orbitare intorno.
Ancora non è chiaro se il corpo celeste, osservato con la WIRCam del Canada-France-Hawaii Telescope e con lo strumento SOFI del VLT, sia davvero un pianeta oppure una piccola nana bruna e saranno necessarie ulteriore indagini per avere la conferma. Dai dati raccolti sembra che CFBDSIR 2149, questa la sigla con la quale il corpo celeste viene indicato, appartenga all'associazione di stelle nota come AB Doradus Moving Group, una pattuglia di una trentina di stelle che si stanno muovendo in gruppo nella Via Lattea. Nonostante l'abbondanza di stelle, però, il pianeta non orbita intorno a nessuna di esse. Appartiene dunque alla categoria dei cosiddetti free-floating planets, pianeti senza stella il cui numero nella nostra Galassia - stando a recenti analisi statistiche - sarebbe incredibilmente grande, addirittura il doppio di quello delle stelle.
Nello studio di presentazione della scoperta, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, Philippe Delorme (Université Joseph Fourier) e i suoi collaboratori suggeriscono che se venisse confermata l'appartenenza del corpo celeste all'associazione stellare AB Doradus sarebbe praticamente confermata anche la sua natura di pianeta e la sua massa sarebbe compresa tra 4 e 7 volte quella di Giove. Se, al contrario, l'oggetto fosse capitato solo per caso in mezzo a quel gruppo di stelle, sarebbe molto più probabilmente una piccola nana bruna.
In ogni caso, come sottolinea lo stesso Delorme, il suo studio potrà aiutarci o a comprendere meglio come i pianeti vengono espulsi da un sistema planetario oppure come i processi di formazione stellare possono dare origine a oggetti di piccola massa.
ESO - CFHT - Research paper
Il pianeta solitario
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Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.
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