fbpx Via libera a CHEOPS | Page 6 | Scienza in rete

Via libera a CHEOPS

Read time: 1 min

L'ESA ha dato il via libera a una nuova missione spaziale - con notevole partecipazione italiana - rivolta allo studio dei pianeti extrasolari. Il satellite si chiama CHEOPS e il lancio è previsto per il 2017.
Erano ben 26 le proposte di missioni presentate lo scorso marzo all'ESA e, dopo attenta valutazione dell'interesse scientifico e tecnologico e della fattibilità in tempi brevi di ciascuna, la scelta è caduta su CHEOPS (CHaracterizing ExOPlanets Satellite). Obiettivo della missione: gli esopianeti. Grazie a un sistema di misurazione a elevatissima precisione della luminosità di una stella, il satellite sarà in grado di rilevare eventuali transiti planetari, cioè i passaggi di un pianeta dinanzi al suo Sole. I dati permetteranno di ricostruire le caratteristiche salienti del pianeta, quali la sua massa e le sue dimensioni, offrendo in tal modo preziose indicazioni sulla sua struttura interna.
Davvero importante la partecipazione italiana a CHEOPS, con il contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e dell'Università di Padova, presso la quale un nutrito gruppo di ricercatori si occupa di pianeti extrasolari. INAF e ASI costruiranno gli specchi del telescopio di bordo, si occuperanno della calibrazione del sistema di puntamento e della realizzazione dei sistemi di protezione dalla luce solare. Il satellite, infatti, verrà posto su un'orbita eliosincrona a 800 km di quota. La vita operativa di CHEOPS sarà di tre anni e mezzo.

ASI - ESA

Autori: 
Sezioni: 
Spazio

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.