fbpx L'Ingrediente inatteso | Page 3 | Scienza in rete

L'Ingrediente inatteso

Read time: 2 mins

In un recente studio, due ricercatori suggeriscono che la presenza di una fascia di asteroidi alla giusta distanza sarebbe un elemento chiave affinché su pianeti simili alla Terra possa evolvere la vita.

A sostenerlo sono Rebecca Martin (University of Colorado) e Mario Livio (Space Telescope Science Institute), che hanno pubblicato la loro analisi su MNRAS Letters. L'idea di partenza è stata che, guardando a quanto è successo nel nostro sistema planetario, i preziosi materiali indispensabili alla vita - per esempio il ghiaccio d'acqua - sono stati portati sul nostro pianeta dalla drammatica pioggia di asteroidi che ha caratterizzato le fasi iniziali dell'evoluzione del Sistema solare. Nel nostro sistema planetario il ruolo della fascia degli asteroidi si è dunque dimostrato cruciale. Ma sono state rispettate ben precise condizioni.

Perché il meccanismo possa andare a buon fine anche presso altri sistemi planetari è anzitutto necessario che la fascia di asteroidi sia collocata in prossimità della cosiddetta snow line (letteralmente, la linea della neve), il confine che demarca l'inizio della regione spaziale in cui quei preziosi elementi possano conservarsi al riparo dal calore solare. Questo elemento, però, da solo non basta. Bisogna infatti che gli eventuali pianeti giganti del sistema planetario non finiscano col disperdere, nel corso della loro migrazione orbitale, la fascia degli asteroidi. Per il nostro sistema planetario, per esempio, è vero che Giove ha pesantemente modellato la fascia asteroidale, ma non l'ha affatto dispersa.

I dati osservativi hanno confermato che per 90 stelle che presentano strutture di polveri riconducibili a possibili fasce asteroidali le temperature sono proprio consistenti con quelle della snow line. Inoltre, l'esame di oltre 500 pianeti giganti noti ha permesso a Martin e Livio di notare come solamente 19 di essi orbitino all'esterno della fascia asteroidale. Questo comporta che in tutti gli altri casi la migrazione verso l'interno di quei pianeti giganti ha praticamente disperso la fascia di asteroidi impedendo dunque il possibile prezioso apporto dei materiali necessari alla vita.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Esopianeti

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.