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Brezzi sulla medaglia Pascal

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Franco Brezzi, professore ordinario di Analisi Numerica presso la Scuola Superiore Universitaria Iuss di Pavia, ha ritirato nei giorni scorsi la medaglia Blaise Pascal, annunciata lo scorso giugno dall'European Academy of Sciences per i suoi meriti nel campo di ricerca in matematica.
Il riconoscimento per la matematica ha premiato quest'anno un italiano, per il comtributo importante che Brezzi ha dato nel campo dell'analisi numerica.
(qui un ritratto della figura di Brezzi scritto da Cristina Tognaccini per l'assegnazione del premio)

Tradurre con una formulazione matematica analitica problemi reali di natura molto complessa è stato il tratto distintivo del lavoro del professore, durante la sua lunga carriera accademica. Questi studi possono coprire molti settori, da problemi di fisica e quelli più specificamente di progettazione, come l'areodinamica delle autovetture o i calcoli di robustezza strutturale degli edifici. Di come un'equazione matematica possa affinare le procedure di calcolo con un algoritmo e dell'assegnazione della Medaglia Pascal, Brezzi ha parlato questa mattina dai microfoni di Radio 3 Scienza - disponibile il podcast per riascoltare la puntata dedicata al tema.

Franco Brezzi è anche membro del consiglio direttivo del Gruppo2003 per la Ricerca e autore di Scienzainrete. Durante il suo intervento in diretta, si è parlato degli strumenti per comunicare una materia complessa come la matematica - anche in relazione agli articoli del professore pubblicati su queste pagine - e del ruolo che il Gruppo2003 sta avendo per un'auspicabile rilancio della ricerca italiana.

"La difficoltà per rimettere in moto la ricerca è certo alta. Il bilancio mi sembra comunque positivo per ciò che riguarda la gestione della ricerca, anche se a volte c'è ancora una certa diffidenza verso gli scienziati. Ma il Gruppo ha lavorato molto bene in questo senso" - ha commentato Brezzi.


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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.