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Telethon e Shire per la ricerca

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Telethon e Shire plc, la multinazionale del farmaco, siglano un accordo di collaborazione per sostenere la ricerca dell’Istituo di genetica e medicina Tigem di Napoli, diretto da Andrea Ballabio. Con oltre 17 milioni di euro di finanziamento, Telethon conferma così la sua vocazione di polo attrattore per la ricerca di stampo internazionale, con l’obiettivo di rendere disponibili delle terapie efficaci per i pazienti affetti da malattie genetiche rare. La sinergia tra i due centri verrà condotta in modo indipendente, affidando a Tigem lo sviluppo di terapie geniche su malattie neurodegenerative e da accumulo lisosomiale, per poi traferire i risultati più interessanti a Shire che potrà quindi rendere disponibile gli sviluppi di questi studi, grazie alla sua lunga esperienza nella distribuzione di farmaci terapeutici.

Francesca Pasinelli, direttore generale di telethon, ha così espresso la sua soddisfazione per l’avvio di questo progetto: “La collaborazione con Shire conferma il valore della ricerca finanziata da Telethon, capace di suscitare l’interesse del mercato farmaceutico, anche in un momento difficile come quello attuale. Siamo particolarmente soddisfatti, perché accordi di questo genere sono, per un’organizzazione non profit come la nostra, un’opportunità concreta di realizzare la promessa fatta ai pazienti e ai donatori che hanno deciso di sostenerci”.

Si tratta di un’occasione importante per trovare un solido punto d’incontro tra il mondo della ricerca e quello industriale. Secondo Philip J. Vickers, vicepresidente senior e direttore del settore Ricerca e sviluppo di Shire - Human Genetic Therapies, “Grazie alla sinergia tra competenze complementari nelle diverse fasi dello sviluppo di un farmaco – da una parte la ricerca di base, dall’altra lo sviluppo terapeutico vero e proprio – possiamo accelerare sensibilmente i nostri sforzi”.

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Tigem

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.