fbpx Un enzima per diabete e obesità | Page 6 | Scienza in rete

Un enzima per diabete e obesità

Read time: 2 mins

Si possono migliorare le conseguenze tipiche del diabete di tipo 2 e dell’obesità, sfruttando un meccanismo che impedisce un accumulo in eccesso dei grassi nei tessuti, bruciandoli. La rivista Diabetes pubblica i risultati di uno studio realizzato da Università degli Studi di Milano, La Sapienza e dallo Scripps research Institute La Jolla in California, che dimostra come le alterazioni metaboliche tipiche del diabete l'inibizione di alcuni enzimi (in particolare dell’istone deacetilasi-3) - fondamentali nel controllo dell’informazione genetica e nella regolazione delle funzioni cellulari e del metabolismo - è in grado di aumentare nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo l’espressione della proteina “PGC-1α”. Questa ha degli effetti benefici, dal momento che agisce come “interruttore molecolare” e favorisce l’attività ossidativa dei mitocondri, ovvero le centrali energetiche delle cellule.

Il meccanismo che permette di aumentare l'attività dei mitocondri e di smaltire meglio i grassi accumulati, viene innescato da nuove molecole, sintetizzate dal Team di Ricerca, nel trattamento dei modelli sperimentali relativi a diabete e obesità.

“Riuscire a sintetizzare una molecola che agisca in modo selettivo solo su questi specifici enzimi – spiega Antonello Mai - aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie: è precisamente in questa direzione che intendiamo proseguire i nostri studi”.

Il risultato finale osservato è una significativa riduzione del peso corporeo, una diminuzione della steatosi epatica (un pericoloso accumulo di grassi nel fegato) e un miglioramento della capacità di smaltire l'accumulo di glucosio. Si ha in definitiva, un miglioramento dello stato diabetico.

La ricerca è stata possibile anche grazie al finanziamento della Fondazione Cariplo.

Autori: 
Sezioni: 
Medicina

prossimo articolo

The sea: il mare come diritto e come sogno

Screenshot dal film The sea

Il dodicenne palestinese Khaled viene respinto al checkpoint, unico in tutta la classe, perché ha partecipato a una manifestazione: per lui quel giorno sarà impossibile vedere il mare. Ma il desiderio rimane, potente, come racconta il regista Shai Carmeli-Pollak nel film The Sea. Un’ora e mezza di buon cinema, coinvolgente, girato da un israeliano e da una troupe mista e prodotto dal palestinese Baher Agbariya.

Immagine: screenshot dal film The sea

Un bambino al mare

Conosco un bambino così povero
che non ha mai veduto il mare.
A Ferragosto lo vado a prendere
in treno a Ostia lo voglio portare.

“Ecco, guarda”, gli dirò
“questo è il mare, pigliatene un po’!”.

Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà
il mare intero si prenderà.

Gianni Rodari