fbpx Il Nerviano rischia ancora | Page 23 | Scienza in rete

Il Nerviano rischia ancora

Read time: 2 mins

Nonostante la Regione Lombardia l'abbia salvato in extremis diventandone azionista di riferimento, due anni fa, il Centro Nerviano continua a soffrire il disagio di essere continuamente in bilico tra la sopravvivenza e la chiusura. E da giugno di quest’anno infatti, che i ricercatori di uno dei centri di punta nel campo degli studi sui farmaci oncologici non ricevono regolarmente la paga. 190 milioni di euro di debiti con Unicredit è la cifra che fa tremare i 575 ricercatori del Nerviano che non possono, ormai, più contare sulla copertura quinquiennale promessa, e vivono le ultime ore con l’incubo di una precarietà che minaccia di trasformarsi in uno stop definitivo.

Risalgono al 2009 le prime importanti proteste dei lavoratori del Nerviano Medical Science, i quali accusavano la congregazione religiosa dei Figli dell’Immacolata Concenzione, proprietari del centro, di non aver saputo gestire l’eccellenza italiana della ricerca farmaceutica nel settore oncologico, anche a causa dei primi contraccolpi della crisi economica. In quell’occasione furono 650 ricercatori a inviare una lettera indirizzata al Vaticano e ai ministri del Walfare e della Ricerca, per scongiurare la liquidazione dell’Istituto. Nel testo si faceva esplicito riferimento alla volontà della Congregazione di non garantire i finanziamenti già stanziati per il proseguimento delle attività (lo sviluppo di farmaci innovativi per contrastare i tumori e la cura degli oltre 900 pazienti sotto osservazione). A questa prima richiesta, ha fatto seguito un appello rivolto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Governatore della Regione Lombardia per scongiurarne la chiusura. Scienzainrete ha contribuito alla raccolta di firme, tra le quali compariva anche il nome di Umberto veronesi. Dopo una prima boccata d’ossigeno con una ricapitalizzazione del capitale sociale per 30.000.000 di euro, sono arrivate, nel giugno 2010, le dimissioni di Francesco Colotta, il direttore ricerca e sviluppo del NMS e l’accordo che scioglieva il centro dai legami co Pfizer (il colosso farmaceutico statunitense con diritto di prelazione sui risultati ottenuti a Nerviano). A fine dicembre dello stesso anno è stato il Pirellone a salvare in extremis il Centro, con un investimento di 15 milioni e un accordo di programma con la Rete oncologica lombarda e la supervisione dell'Istituto nazionale tumori.

Ora però ci risiamo, sono previste nuove proteste e manifestazioni per un'altra "ultima chiamata" di salvataggio.
Autori: 
Sezioni: 
Ricerca
Materiali correlati: 

prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.