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Berlin declaration on open access

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Il Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), prof. Luigi Nicolais, ha sottoscritto la Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities (Dichiarazione di Berlino) che costituisce la ‘carta’ europea di adesione ai principi dell’accesso aperto ai prodotti della ricerca finanziata con fondi pubblici. 

Con questo atto il Cnr si impegna ad assicurare il massimo accesso al patrimonio informativo prodotto dalle attività di ricerca dell’Ente: i risultati della ricerca saranno diffusi non solo attraverso le modalità tradizionali di pubblicazione, ma anche attraverso i nuovi strumenti informativi aperti, propri delle tecnologie di informazione e comunicazione, che consentono di mettere a frutto più efficacemente i principi dell’open access. 

“La Dichiarazione di Berlino definisce l’accesso aperto come una strategia essenziale per garantire la diffusione e il riutilizzo dei risultati della ricerca da parte della comunità scientifica e della società civile”, afferma il presidente NIcolais. “Le attuali condizioni economiche e finanziarie in cui versano paesi come l’Italia, impongono alle istituzioni scientifiche ed accademiche uno sforzo ulteriore per rendere ampiamente e immediatamente fruibili i risultati e il patrimonio di conoscenze acquisiti attraverso i processi della scienza e della tecnologia. L’attuazione dei principi dell’accesso aperto ai prodotti della ricerca può senza dubbio favorire la crescita culturale ed economica del paese”.

I sottoscrittori della Berlin Declaration si impegnano inoltre ad incoraggiare i ricercatori e le altre istituzioni scientifiche, beneficiarie di finanziamenti pubblici, a utilizzare canali ad accesso aperto per la pubblicazione e la diffusione immediata dei risultati delle loro attività di ricerca. “La sottoscrizione della Dichiarazione di Berlino”, conclude Nicolais, “consentirà al Cnr di entrare a pieno titolo nel panorama delle più importanti istituzioni attivamente impegnate nella realizzazione delle politiche e delle strategie open access adempiendo a quanto raccomandato dalle istituzioni europee”.

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.