fbpx 2030: la fine dell'artico | Page 21 | Scienza in rete

2030: la fine dell'artico

Read time: 2 mins

Neppure i modelli climatici più pessimisti l'avevano previsto, ma sta succedendo: la superficie dei ghiacci artici, uno dei principali indicatori dei cambiamenti climatici, ha raggiunto un nuovo record negativo. Con questo ritmo, nella stagione estiva i ghiacci  potrebbero sparire del tutto entro il 2030. 

Come riportato di recente da Nature, le analisi dello US National Snow and Ice Data Center (Colorado) mostrano che la superficie dei ghiacci già il 26 agosto “si era ridotta a 4,10 milioni di chilometri quadrati, 70.000 in meno del valore più basso registrato nel 2007”. Due mesi più tardi il valore si è ridotto di un altro 14%, fino ad arrivare a 3,52 milioni di chilometri quadrati.

“Siamo entrati in un regime interamente nuovo – ha dichiarato Mark Serreze, direttore del centro di ricerca americano – il ghiaccio marino è in condizioni talmente cattive che non è più in grado di sopravvivere allo scioglimento che avviene in estate. Persino in mancanza di condizioni meteo estreme”.

I modelli computerizzati utilizzati oggi dai climatologi prevedono la fine del ghiaccio artico durante la stagione “calda” fra il 2040 e il 2100, eppure i dati registrati non combaciano. “C'è un'enorme differenza il modello e le osservazioni – continua Serreze – e potrebbe essere dovuta a una variabilità naturale più alta di quanto avevamo stimato. Oppure sono gli stessi modelli ad essere errati, e per questo non riescono a stimare il modo in cui si evolve lo spessore dei ghiacci”.

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Climatologia

prossimo articolo

Niente panico! Siamo a scuola

megafono su sfondo scuro con la scritta do not panic

Il tema della salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico, ma insieme all’attenzione cresce anche il timore di approcci inutilmente medicalizzanti. La promozione della salute, volta piuttosto a rafforzare le risorse individuali e intervenire anche sui contesti che creano disagio, potrebbe essere di maggiore aiuto. L’esperienza di Panikit, un kit di pacificazione con gli attacchi di panico appare un modello promettente.
 

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.