fbpx La dieta non aiuta la longevità | Page 15 | Scienza in rete

La dieta non aiuta la longevità

Read time: 2 mins

Una dieta basata su una rigida restrizione dell’apporto di calorie non è sufficiente a garantire un allungamento delle aspettative di vita. Lo dimostrano i risultati di uno studio sulle scimmie mulatte, condotto presso il National Institute on Aging, istituto che si occupa di verificare gli eventuali effetti di allungamento di vita in diverse specie animali che possano poi essere traslati anche agli esseri umani. La ricerca, condotta da Rafael de Cabo e pubblicata online sulla rivista Nature, è in grado di smentire precedenti ricerche secondo che ritenevano invece utile per estendere le aspettative di vita di diverse specie di animali un taglio dal 10 al 40% in calorie. Tuttavia, i dati dello studio del National Institute on Aging suggeriscono che questo tipo di restrizione sulla dieta può apportare a benefici di altro tipo, nel miglioramento complessivo delle condizioni di salute e nelle funzioni generali di metabolismo.

Le scimmie più giovani analizzate hanno mostrato un andamento interessante per ciò che riguarda il ritardo delle malattie associate all'età, ma non hanno segnalato nessun miglioramento per ciò che riguarda l'allungamento di vita. Considerando la differenza tra i dati osservati e i risultati di analoghi studi pregressi, gli autori hanno proposto un'interpretazione secondo la quale gli effetti della restrizione calorica negli animali più longevi non è immediato. Viene suggerito, inoltre, che gli effetti della dieta su eventuali variazioni in longevità devono essere associati anche a fattori di tipo ambientali e genetico.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.