Un
evento raro nel proprio vissuto, in grado di abbassare le naturali difese
psichiche, è tra i fattori scatenanti la tossicodipendenza. Lo stabilisce
un’indagine condotta presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isc-Cnr) di Roma, basata su un modello
ispirato alla fisica statistica utile a controllare e prevenire il
fenomeno della tossicodipendenza. La ricerca rientra nella parteciazione al
progetto nazionale ‘Prevo-Lab’ diretto da Riccardo Gatti della Asl di Milano – finalizzato all’analisi e al monitoraggio del fenomeno nel nostro Paese – e i
risultati sono stati pubblicati nell’ultimo numero della rivista Scientific Reports, del gruppo Nature. Lo studio ha cercato di descrivere il fenomeno su
un scala più microscopica, stabilizzando alcuni parametri nella vasta gamma di
informazioni individuali che è possibile utilizzare, per valutarne la sua
evoluzione dinamica e stabilirne un possibile controllo. Nella restrizione di
campo delle variabili eterogenee scatenanti la
dipendenza, c’è anche la constatazione che la disponibilità economica ha
un’incidenza molto più bassa del previsto nella tendenza a consumare droghe.
La scienza della complessità si dimostra quindi utile in campo sociale, introducendo la possibilità di prevedere le dinamiche collettive, nonostante le differenze
individuali, e contribuendo a pianificare un’azione di prevenzione e controllo. Il modello utilizzato, infatti, consente di
analizzare virtualmente la risposta di un fenomeno in merito a diverse
strategie risolutive utilizzate. Secondo Luciano Pietronero, a capo
del team di ricerca e direttore dell’Isc-Cnr “L’ambizione è quella di
sviluppare una descrizione quantitativa del comportamento umano, che
rappresenta certamente uno dei principali obiettivi della scienza della
complessità. Il metodo è ispirato ai cosiddetti 'modelli
ad agenti' della Fisica statistica, in cui vengono fissati dei parametri
oggettivi, ma è in grado di estrapolare il ‘sommerso’ dei comportamenti
focalizzando l’attenzione sugli aspetti accessibili ed essenziali della vita
delle persone, cioè su alcuni parametri dedotti dall’osservazione empirica del
reale”.
La fisica aiuta la prevenzione
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Scongelare i cervelli, non i ghiacciai

Matteo Motterlini nel suo ultimo saggio spiega quali sono le trappole mentali che ci spingono a non reagire di fronte ai rischi connessi alla crisi del clima. E a disinnescarle, per darci la possibilità di attivare il cambiamento iniziando dall’unico luogo in cui può essere concepito un futuro diverso: il nostro cervello. Crediti immagine: Foto di Sophia Simoes su Unsplash
Perché la crisi climatica non ci smuove? Perché continuiamo a posticipare l’inevitabile? Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni: la nostra casa, la Terra? Perché crediamo ancora nella crescita infinita, su un pianeta che ha limiti ben precisi? Perché neghiamo l’evidenza? Perché non ci fidiamo della scienza?