fbpx Staminali come origine del cancro | Page 8 | Scienza in rete

Staminali come origine del cancro

Read time: 3 mins

Tre nuovi studi, due dei quali pubblicati su Nature e uno su Science, riaprono il dibattito sull’ ipotesi che i tumori possono continuare a preservarsi grazie alla presenza di cellule staminali tumorali all’interno dei tumori originali. Secondo infatti l’ipotesi delle cellule staminali cancerose (CSCs), nella massa tumorale si nasconde un piccolo numero di cellule staminali, capaci di proliferare a lungo dando origine ad altre staminali cancerose e a cellule  tumorali differenziate. Negli ultimi dieci anni, molti studi hanno avanzato tale ipotesi ma spesso i risultati non sono stati ritenuti attendibili perché la sperimentazione avveniva attraverso il trapianto di cellule tumorali umane in topi. Ora però arrivano ulteriori conferme che potrebbero aprire una nuova strada alla lotta contro il cancro.

Nel primo studio pubblicato sulla rivista Nature, l’équipe coordinata da Luis Parada dell’Università del Texas ha lavorato con topi geneticamente predisposti nello sviluppare un determinato tipo di tumore celebrale: il glioblastoma. Gli scienziati hanno marcato le cellule tumorali e poi attaccato il cancro con un farmaco somministrato a pazienti umani. Il trattamento farmacologico riesce a uccidere le cellule tumorali e a bloccare temporaneamente la crescita del cancro. Dopo il trattamento, quando il tumore ricomincia a crescere nei topi, i ricercatori hanno riscontrato che la maggior parte, se non tutte, le nuove cellule tumorali sono marcate. Le cellule non marcate possono essere uccise con la chemioterapia standard, ma il cancro torna. L' analisi molecolare ha evidenziato che il ritorno del tumore è dovuto  a un piccolo numero di cellule staminali all'interno del tessuto cerebrale che iniziano la divisione, producendo nuove cellule tumorali. Ulteriori esperimenti hanno mostrato che le cellule senza marcatura origina da predecessori marcati. Gli autori hanno spiegano che colpire queste cellule potrebbe essere un strategia efficace per arrestare la crescita del tumore. Anche nella seconda ricerca, realizzata nei laboratori dell'Università di Bruxelles da Cédric Blanpain, sono state identificate un gruppo di cellule “motore” della crescita del tumore, in grado di differenziarsi sia in cellule tumorali sia in altre CSCs. Il team di Blanpain, inoltre, ha scoperto che più il tumore diventa aggressivo più queste cellule producono nuove staminali, che possono differenziarsi infinitamente,  e meno cellule tumorali già differenziate, che possono dividersi solo un limitato numero di volte. “Le cellule staminali tumorali sembrano avere un ritmo circadiano, come gli esseri umani,  spiega Cédric Blanpain, alcune sono attive in due momenti specifici della giornata. Si potrebbero  quindi sviluppare trattamenti che vengono dati a radio o chemioterapia proprio in quei momenti in cui queste cellule si dividono”.

Nell’ultimo studio, pubblicato invece su Science e condotto dall'olandese Schepers Arnout dell'Università di Utrecht, i ricercatori hanno invece rilevato un gruppo di cellule staminali che alimentano la crescita di tumori intestinali nei topi. Utilizzando una serie di marcatori molecolari per identificare i diversi tipi cellulari, i ricercatori hanno seguito lo sviluppo del tumore facendo attenzione al ruolo giocato dalle singole cellule.  E' stato scoperto che una sottopopolazione di cellule dell'adenoma esprime un gene chiamato Lgr5 che stimola la formazione degli adenomi. Queste cellule, che rappresentano circa dal 5% delle cellule degli adenomi, generano ulteriori cellule con il gene Lgr5 facendo 'rigenerare' il tumore. “Questi lavori forniscono chiare evidenze sperimentali che le cellule staminali del cancro esistono, spiega Robert Weinberg, ricercatore presso il Whitehead Institute di Cambridge, Massachusetts.Il passo successivo, sarà quello di capire quale tipo di terapia è necessaria per eliminare questo tipo di cellule, per cercare così di privare il tumore della sua “ricarica  vitale”. 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Tumori

prossimo articolo

L’essenzialità dell’inutile

fogli accartocciati e lampadina accesa

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.

Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.