fbpx La società risponde. Poco. | Page 9 | Scienza in rete

La società risponde. Poco.

Read time: 2 mins

Il modo in cui la società risponde al cambiamento climatico sarà determinante per limitare i danni. Queste le conclusioni di un gruppo di ricercatori dell’Environmental Centre dell’Università di Lancaster, pubblicate a luglio su Nature Climate Change. Andy Jarvis, David Leedal e Nick Hewitt hanno proposto un modo di interpretare le reazioni della società al cambiamento climatico mettendo in relazione le azioni a livello aggregato (consumo di energia globale e emissioni di CO2) con la variazione della temperatura.

I modelli usati nella ricerca mostrano che l’attuale risposta della società all’aumento della temperatura media corrisponde all’accettazione, consapevole o meno, di uno scenario climatico che porta ad un riscaldamento di circa 6°. Un dato che evidenzia l’inadeguatezza degli sforzi passati e presenti. Nonostante l’uso crescente di energia da fonti rinnovabili dimostri una maggiore reattività negli ultimi anni, gli scienziati hanno calcolato che la società dovrebbe diventare 50 volte più ricettiva di quanto lo sia stata dal 1990 per evitare o contenere i rischi della concentrazione di gas serra nell’atmosfera.

La risposta della società al cambiamento climatico, sottolineano i ricercatori inglesi, dipende sia dalle decisioni adottate a livello internazionale sia dalle possibilità dell’opinione pubblica di avere informazioni aggiornate sull’evoluzione del clima.

“Se non vengono gestiti, i danni spingeranno la società a reagire, in misura maggiore o minore di quanto avvenuto finora”, conclude Nick Hewitt nel report. “Questo potrà amplificare la crescita delle emissioni di gas serra nello sforzo di riparare ai danni stessi, o smorzarla a causa della perdita di performance economica. Entrambe le possibilità sono imprevedibili e potenzialmente rischiose.”

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Clima

prossimo articolo

Gender equality nella ricerca: c'è ancora il soffitto di cristallo

bilancia in disequilibrio con figure stilizzate di uomo e donna

In occasione della Giornata ONU delle donne e delle ragazze nella scienza, diamo un'occhiata ai dati europei sulla gender equality: ci sono i segnali di progresso nella partecipazione femminile alla ricerca e all’innovazione, ma anche persistenti squilibri strutturali. Per esempio, nonostante l’aumento di donne tra esperti, valutatori e coordinatori di progetto, l’accesso alle posizioni apicali resta limitato, la precarietà contrattuale più diffusa e il carico di cura sproporzionato. 

L’11 febbraio, Giornata ONU dedicata alle ragazze e alle donne nella scienza, offre l’occasione per interrogarsi non solo sulla loro presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione (R&I), ma soprattutto sulla qualità di tale presenza: chi avanza di carriera, chi resta ai margini, chi abbandona e perché. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto dell’uguaglianza di genere una priorità esplicita, integrando la gender dimension nei programmi quadro per la ricerca e promuovendo cambiamenti istituzionali attraverso strumenti come il Gender Equality Plan (Gep).