fbpx Celle solari trasparenti per l'IR | Page 7 | Scienza in rete

Celle solari trasparenti per l'IR

Read time: 2 mins

Assorbire i raggi infrarossi, per convertirli in energia elettrica è la nuova sfida per il fotovoltaico di ultima generazione. Un contributo interessante, che promette una svolta anche a livello commerciale, arriva dai ricercatori del dipartimento di Ingegneria e Scienza dei Materiali dell'Università della California di Los Angeles (UCLA). In California, infatti, stanno mettendo a punto una nuova classe di celle solari, realizzate a partire da materiali polimerici, con caratteristiche inedite. Si tratta di celle fotovoltaiche trasparenti, in grado di assorbire la componente infrarossa dello spettro solare e che quindi possono essere pensate come elementi di integrazione per finestre o dispositivi elettronici mobili.

I prototipi realizzati finora sono stati progettati a partire da materiali plastici leggeri, flessibili e, soprattutto, con costi molto più bassi rispetto alle celle tradizionali, che consentirebbe più facilmente una produzione su larga scala. La chiave dell'innovazione di questi prodotti sta proprio nel polimero utilizzato, in grado di assorbire le frequenze infrarosse, che ha permesso di aumentare l’efficienza delle celle e, contemporaneamente, di migliorare la trasparenza alle lunghezze d’onda visibili. I limiti di questa scoperta, per ora, sono l’efficienza - il rapporto tra energia luminosa/energia elettrica in uscita - pari ad appena 4%, e la trasparenza dei dispositivi non ancora cristallina.

Ma secondo Yang Yang, docente presso la UCLA e a capo del progetto, ci sono margini di ottimismo: "Questi risultati aprono la possibilità di utilizzare le celle solari polimeriche trasparenti come componenti di dispositivi elettronici portatili, oltre che come “finestre intelligenti” e moduli fotovoltaici integrati negli edifici e in altre applicazioni".

 

Autori: 
Sezioni: 
Fotovoltaico

prossimo articolo

Vogliamo dare un'attenuante neuroscientifica all'ipocrisia?

figura laterale con smiley a coprire il volto

Predichiamo l’onestà, ma cediamo al vantaggio personale: è solo ipocrisia o c’è di più? Un recente studio di neuroscienze indaga i meccanismi cerebrali che regolano il conflitto tra interesse e morale, mostrando come giudichiamo severamente gli altri mentre assolviamo noi stessi. Ne emerge un interrogativo scomodo: siamo davvero responsabili delle nostre incoerenze o vi siamo, almeno in parte, biologicamente predisposti?

Predicare bene e razzolare male è il detto che sintetizza l'incoerenza tra i principi morali sbandierati e l'effettivo comportamento di molti individui in diversi contesti, da quelli interpersonali agli affari di interesse nazionale.

La moralità è il frutto della negoziazione tra guadagno e costo (tra onestà e interesse personale) e obbliga a prendere decisioni da una prospettiva di prima persona, ma gli individui giudicano l'onestà o l'imbroglio come morali o immorali anche da una prospettiva di terza persona, quando valutano il comportamento altrui.