fbpx Vista da record per l'astronomia | Scienza in rete

Vista da record per l'astronomia

Read time: 2 mins

Grazie alla tecnica interferometrica è stato possibile osservare i dettagli di un quasar posto a 5 miliardi di anni luce con una risoluzione mai raggiunta finora, una tappa fondamentale verso la realizzazione dell'Event Horizon Telescope.

Tecnicamente si chiama interferometria su lunghissima base (VLBI – Very Long Baseline Interferometry) e consiste nel collegare tra loro due o più radiotelescopi realizzando così un unico strumento grande quanto la distanza che separa le antenne. Viste le distanze in gioco, non è possibile collegare fisicamente le antenne ed è pertanto indispensabile che le osservazioni di ogni radiotelescopio siano temporizzate con la massima precisione grazie a un orologio atomico. Una volta effettuate le osservazioni, i dati raccolti vengono sincronizzati e solo allora si possono spremere le incredibili informazioni che racchiudono.
Agli inizi di maggio gli astronomi hanno collegato tra loro il radiotelescopio APEX in Cile, il Submillimeter Array (SMA) alle Hawaii e il Submillimeter Telescope (SMT) in Arizona. I dati raccolti da ciascuna antenna (ben 4 terabytes stipati in capienti e affidabili hard disk) sono stati quindi spediti in Germania presso il Max Planck Institute dove sono stati finalmente processati.

Con questo strumento di quasi 9500 chilometri – tale è infatti la distanza che separa APEX da SMA – è stato possibile osservare una regione di solo mezzo anno luce nel nucleo di 3C 279, un quasar particolarmente luminoso distante oltre 5 miliardi di anni luce. Una risoluzione incredibile e finora mai raggiunta alla lunghezza d'onda raccolta dalle tre antenne: i dettagli osservati si estendono solamente per 8 miliardesimi di grado, praticamente come distinguere una pallina da tennis sulla superficie della Luna.

Le osservazioni rappresentano una tappa cruciale per la realizzazione dell'Event Horizon Telescope, un progetto internazionale che si prefigge di riuscire finalmente a fotografare l'alone scuro del buco nero supermassiccio che occupa il nucleo della Via Lattea. La cattura di quell'ombra che spicca sul fondo cielo sarebbe la prima osservazione diretta del mostro.

Max-Planck-Institut für Radioastronomie - ESO

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Malattie rare e farmaci orfani: è solo un problema di tempo?

mano con pillola

Tra fondi alla ricerca e iter agevolati, l’Europa sostiene da più di vent’anni lo sviluppo dei farmaci per le malattie rare. In Italia il percorso verso la rimborsabilità sembra rallentare un sistema già ben avviato

Di quando è nata Sofia ricordo soprattutto la gran confusione che si viveva in quei giorni nella mia famiglia. «Fibrosi cistica? Ne sei sicura?» chiedeva mia madre seduta vicino al telefono. All’inizio si parlò di distrofia muscolare, un’altra malattia rara che in quei momenti confusi passava da una cornetta all’altra. Fino a quando non arrivò la diagnosi definitiva e le parole «fibrosi cistica» - che fino a quel momento avevamo sentito forse qualche volta in televisione - giunsero come una certezza. Ci si chiedeva cosa sarebbe successo da quel momento: esisteva una cura?