fbpx Record di leggerezza | Page 22 | Scienza in rete

Record di leggerezza

Read time: 2 mins

Ricercatori della Hamburg University of Technology e della Kiel University sono riusciti a ottenere un materiale incredibilmente leggero e nello stesso tempo eccezionalmente resistente: il segreto sta in una fitta ragnatela di nanotubi di carbonio.

Le caratteristiche del nuovo materiale, battezzato Aerographite, sono state ufficialmente illustrate al pubblico in questi giorni da Matthias Mecklenburg (Hamburg University of Technology) e collaboratori mentre lo studio scientifico era stato pubblicato su Advanced Materials un paio di settimane fa. Punto di forza del nuovo materiale, che si presenta di colore nero lucente, è l'estrema leggerezza: solamente 0,2 milligrammi per centimetro cubo. Un valore che è quattro volte inferiore a quello del materiale più leggero mai prodotto finora.

Il segreto di un peso così limitato sta nella struttura stessa del materiale, un intreccio di nanotubi di carbonio. Mecklenburg e collaboratori lo hanno ottenuto facendo rivestire a una temperatura di 760 °C una matrice spugnosa di ossido di zinco con uno strato di pochi atomi di carbonio. Contemporaneamente è stato introdotto idrogeno che, reagendo con gli atomi di ossigeno dell'ossido di zinco, ha fatto svanire la struttura portante lasciando un reticolo di nanotubi di carbonio completamente vuoti.

A dispetto della sua leggerezza, però, l'Aerographite è incredibilmente resistente, capace di sopportare una compressione fino al 95 per cento e ritornare poi alla forma originaria senza alcun danno. Le sue caratteristiche, compresa la sua stabilità e l'ottima conducibilità elettrica, ne fanno il materiale ideale per gli elettrodi di batterie e accumulatori di ultima generazione lasciando intravvedere considerevoli riduzioni del loro peso.

Christian-Albrechts-Universität zu Kiel

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Materiali

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.