fbpx Supercomputer: USA di nuovo in testa | Scienza in rete

Supercomputer: USA di nuovo in testa

Read time: 2 mins

Dopo due anni e mezzo di assenza, un prodotto del colosso americano IBM conquista nuovamente il primo posto della lista dei TOP500, l'elenco dei più potenti supercomputer mondiali.

Si tratta di Sequoia, il nuovo supercomputer da 16.32 petaFlops, in grado cioè di compiere oltre 16 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo utilizzando un milione e mezzo di core di computazione. Questo mostro di calcolo pesante quanto una trentina di elefanti è in forza presso il Lawrence Livermore National Laboratory e verrà impiegato per i calcoli relativi alle simulazioni di esplosioni nucleari. Oltre a questa destinazione prettamente militare, si prevede che Sequoia verrà impiegato anche in altri ambiti scientifici quali l'astronomia, le alte energie e lo studio dei cambiamenti climatici.
I progettisti ritengono che, una volta spinto al massimo delle sue capacità, Sequoia sarà in grado di raggiungere anche i 20 petaFlops. Una potenza di calcolo che potrebbe dunque addirittura doppiare quella del precedente detentore della corona dei TOP500, il supercomputer giapponese “K” prodotto da Fujitsu e capace di 10.51 petaFlops.

Tra le prime dieci posizioni della nuova classifica, presentata nel corso della International Supercomputing Conference 2012 tenutasi il mese scorso ad Amburgo, fa capolino per la prima volta anche una macchina in servizio nel nostro Paese. Si tratta di un sistema IBM BlueGene/Q installato al CINECA, un modello capace di 8.2 petaFlops installato anche in istituti americani e tedeschi e che segna un massiccio ritorno dell'azienda statunitense ai massimi livelli mondiali.

La lista dei TOP500, giunta ormai all'edizione numero 39, viene compilata due volte all'anno da Hans Meuer (University of Mannheim), da Erich Strohmaier e Horst Simon (Lawrence Berkeley National Laboratory) e da Jack Dongarra (University of Tennessee).

TOP500.org - Wired

Autori: 
Sezioni: 
Informatica

prossimo articolo

Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

sagoma di volto con fogli colorati che escono dalla testa

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.

L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?