fbpx Lo sbuffo di una magnetar | Page 28 | Scienza in rete

Lo sbuffo di una magnetar

Read time: 1 min

La sventagliata di radiazione X è arrivata dalle parti della Terra lo scorso 22 agosto facendo scattare i sensori dell'osservatorio spaziale Swift. Nel giro di dodici ore anche il satellite dell'ESA XMM-Newton puntava verso quella - fino ad allora - sconosciuta sorgente, tenendo poi sotto controllo l'andamento del fenomeno per tutti i quattro mesi della sua durata. Secondo Nanda Rea (Università di Amsterdam) e i suoi collaboratori la responsabile di quel flusso di radiazione sarebbe una magnetar, cioè un residuo stellare superdenso con un campo magnetico 10 miliardi di volte più intenso di quello terrestre. La ricerca, pubblicata online su MNRAS qualche giorno fa, è il più dettagliato studio dell'andamento di un simile fenomeno mai eseguito finora.

La radiazione si sarebbe innescata a seguito dell'interazione tra le linee di forza dell'intenso campo magnetico e il materiale superficiale della magnetar, attirato verso l'alto quasi come in un'esotica eruzione vulcanica proprio dal campo magnetico stesso. Per la prima volta, poi, si è potuta registrare un'emissione di radiazione X altamente energetica, fuori della portata di XMM-Newton, ma che non è sfuggita ai sensori di Integral, l'altro osservatorio spaziale europeo per la radiazione X.

Già pianificate per i prossimi mesi nuove osservazioni di SGR 0501+4516 - questo il nome della magnetar - sperando di riuscire a coglierla mentre si riposa dopo la tempesta.

Fonte: ESA

 

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Un cuore bruciato: la sanità è un sistema complesso

ospedale

Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.

La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.

La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.