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Rubbia denuncia scarsa attenzione

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Carlo Rubbia, durante uno degli eventi previsti a margine della Conferenza di Rio, si è espresso a riguardo del riscaldamento globale, dichiarando - in un'intervista a Xinhua - che si tratta di un problema più serio di quanto possa essere percepito in realtà: "La mia opinione è che la situazione è ancora più grave di quello che si crede. Questo succede perchè la gente comune non sente gli effetti del cambiamento climatico. Il riscaldamento globale, in realtà, è accompagnato da un fenomeno che maschera in qualche modo i suoi effetti: l'aereosol atmosferico, in grado di ridurre la trasparenza dell'aria e la temperatura".

Secondo il premio Nobel per la Fisica, quindi, la correlazione di questi due fenomeni non fa che spostare l'attenzione comune su un problema che va invece affrontato in modo più deciso rispetto al passato. Lo sforzo fatto per ridurre le emissioni di gas serra ha prodotto un abbassamento di soli 0,75 gradi centigradi, a fronte del limite dei 2 gradi stabilito come obiettivo alla Conferenza di Copenhagen. Rubbia ha ricordato, inoltre, che molti Paesi stanno invece aumentando la produzione di CO2, per aver rinunciato al nucleare - come la Germania. A questo si aggiunge l'aumento esponenziale della popolazione a livello globale, che incide pesantemente sulle esigenze e richieste energetiche.

Proprio in occasione di Rio+20, Rubbia ha voluto quindi insistere sul ruolo della scienza nel realizzare gli obiettivi di sostenibilità annunciati dal documento The Future We Want: "Per evitare possibili catastrofi per il genere umano, nuove capacità di innovazione dovrebbero essere integrate nel contesto della sostenibilità. Una crescità così veloce di richiesta di nuove risorse da parte del pianeta, non può che accompagnarsi ad un altrettanto veloce crescita della scienza e innovazione tecnologica".
A tal proposito, Rubbia ha infine ricordato che non può mancare una politica energetica coerente con queste necessità. 

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.