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The Future we choose

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Più di 40 membri della comunità scientifica internazionale hanno firmato una dichiarazione con le loro richieste ai grandi del pianeta riuniti a Rio, dopo l'evento collaterale Open Dialogue on The Future We Choose. Nel documento alternativo, gli esponenti del mondo della scienza dichiarano di "essere preoccupati per la gravità senza precedenti dello stato di salute del pianeta causato della pressione umana in questa nuova epoca dell’Antropocene; di credere che con una leadership audace e azioni determinate sia possibile la transizione verso un futuro sicuro e prospero; di essere d’accordo su un approccio integrato e basato sulla conoscenza scientifica, costruito in partnership tra i settori pubblico e privato e con la società civile, con creatività, innovazione e una nuova impostazione economica che riconosca le capacità ecologiche del pianeta". La richiesta è di avviare un processo di responsabilità collettiva, vista la storica opportunità rappresentata da Rio+20, puntando a una responsabilità collettiva e garantendo l'inclusione di tutti gli stakeholder, con azioni concrete che vadano incontro alle necessità globali per alimentazione, acqua e energia; un ripensamento del modello economico; ripensando l'attuale modello economico con l'adozione di nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile e raggiungendo un accordo sul clima che segua la migliore conoscenza scientifica disponibile offrendo una strada per un futuro vitale ed equo all’umanità.  

Tra i firmatari ci sono i premi Nobel Yuan TSEH LEE  - presidente dell’International Council for Science, la più grande organizzazione scientifica del mondo -  i premi Nobel per la Chimica Walter KOHN, per la Fisica Douglas OSHEROFF e Carlo RUBBIA, Robert WATSON, già presidente dell’IPCC e del Millennium Ecosystem Assessment, e Will Steffen direttore esecutivo dell’Australia National University

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Foto di Flipboard su Unsplash

Da quando l’Osservatorio di Pavia ha iniziato le sue analisi sulla copertura mediatica che i mezzi di informazione fanno del cambiamento climatico, la situazione è peggiorata. Dal 2022 al 2025 l’informazione climatica è diminuita del 26% nei quotidiani e del 53% nei telegiornali. In particolare, sono stati analizzati Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa e TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG LA7.