fbpx Un indice alternativo al PIL | Page 3 | Scienza in rete

Un indice alternativo al PIL

Read time: 2 mins

Se il Pianeta è in stato di sofferenza, il PIL non è sufficiente a descrivere i limiti di crescita di ogni singolo Paese. L'UNEP - United Nations Environment Programme,  l'Agenzia Onu per l'Ambiente - presenta a Riocentro un'alternativa al prodotto interno lordo, da molto tempo accusato da studiosi e ricercatori di non rappresentare in modo completo e fedele il livello di crescita economica di una nazione: l'IWI (Inclusive Wealth Index) è un nuovo indice di calcolo per lo sviluppo, che tiene in conto non solo della produzione interna di un Paese, ma anche delle sue risorse naturali e umane, attraverso il benessere percepito dai cittadini.
Nel rapporto Inclusive Wealth Report , presentato a Rio, sono stati analizzati i dati di ricchezza inclusiva di 20 Paesi che comprono, sulla totalità del pianeta, il 76% del PIL e il 56% della popolazione. La scelta è stata fatta in base al peso che il capitale naturale ha nella produttività di base di ciascuno dei 20 Paesi. L'Italia non compare in lista, mentre sono stati studiati i colossi asiatici e americani, i cui indici IWI rivalutano i dati di sviluppo al ribasso. Cina e Brasile, viceversa, registrano un aumento del 45% e 18%, rispettivamente.

Pablo Munoz, direttore scientifico del rapporto ha così interpretato la netta differenza delle valutazioni: "Anche se la maggior parte delle economie analizzate, e in generale il mondo, hanno avuto tassi di crescita positivi negli ultimi anni uno sguardo piu’ ampio indica che questo e’ avvenuto ad un prezzo molto alto, di cui si dovrebbe tenere conto nel bilancio dei singoli Stati."

I dati del PIL, infatti, segnalano invece dei livelli di crescita da record per questi stessi Paesi: + 422% per la Cina, + 37% per USA, + 31% per il Brasile e + 24% per il Sudafrica.
Tuttavia, questo non significa che le generazioni future potranno godere degli stessi, ipotetici, livelli di benessere, soprattutto considerando l'aumento esponenziale di popolazione dei Paesi emergenti. Per quanto riguarda poi il rapporto tra crescita di produzione e consumo di capitale naturale, ben 19 paesi su 20 sono a rischio di raggiungere uno squilibrio insostenibile della propria crescita.
A questo proposito, il rapporto presentato a Rio+20 sottolinea che: "Mentre la ricchezza inclusiva è aumentata nella maggior parte dei Paesi, il rapporto dimostra che l'esame del capitale naturale è fondamentale per i policy makers. Anche se una riduzione del capitale naturale può essere compensata con l'accumulazione di capitale umano e di manufatti, che sono riproducibili, molte risorse naturali come il petrolio e i minerali non possono essere sostituite. Di conseguenza, per una definizione più inclusiva della ricchezza che garantisca un'eredità alle generazioni future è urgente la discussione sullo sviluppo economico e sociale"


 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Sostenibilità

prossimo articolo

Un voto per la Costituzione: NO a questa riforma

Un martelletto da magistrato su fondo bianco

L’ultimo contributo di riflessione sulle ragioni del NO, in cui Scienza in rete si riconosce, riguarda il percorso che ha portato al disegno di legge di modifica costituzionale su cui siamo chiamati a votare. Un percorso che ha evitato accuratamente confronto e discussione, ovvero l’opposto di quanto dovrebbe essere per qualsiasi intervento di modifica della Costituzione, la prima legge del Paese.

Crediti immagine: Tingey Injury Law Firm su Unsplash

Siamo ormai alla vigilia del voto per il referendum. Occorre sottolineare una volta di più che prima di tutto, prima che sulla giustizia, prima che sulla separazione delle carriere dei magistrati, prima che sugli organi deputati a controllarne l’operato, si vota sulla Costituzione: è infatti per mezzo del cambiamento di sette articoli costituzionali che si potrà esprime il voto sulla specifica materia della consultazione popolare.